Cronaca Manerbio

Sesso a pagamento a pochi passi dalla chiesa: scoperta casa a luci rosse in pieno centro

L’attività era gestita da una donna cinese che è stata denunciata, come l’intestatario del contratto d’affitto dell’appartamento, per sfruttamento della prostituzione. Nei guai anche il proprietario

In paese la voce girava da tempo, mesi forse anni: in un appartamento del centro di Manerbio avvenivano incontri sessuali a pagamento. Proprio i ‘rumors’ e i sospetti dei vicini di casa hanno fatto scattare le indagini dei Carabinieri che si sono concluse nei giorni scorsi, con un blitz nell’abitazione sospetta.

Tutto confermato: un appartamento di una palazzina di viale Piave - a pochi metri da una chiesa - era stato trasformato in una casa a luci rosse, gestita da una donna cinese. Durante i servizi di osservazione e controllo, i militari hanno pure identificato alcuni clienti: fermati dopo aver consumato rapporti sessuali a pagamento, hanno spiegato come funzionava il sistema. Proprio i lori racconti hanno permesso di appurare che nell’appartamento vivevano due donne cinesi: la più anziana si occupava di organizzare gli incontri e incassava poi i soldi, mentre i rapporti avvenivano la più giovane delle due.

Il blitz

Dopo aver raccolto informazioni e testimonianze, i militari sono intervenuti, facendo irruzione nell’appartamento: all’interno hanno trovato le due donne cinesi - entrambe clandestine - numerosi preservativi e 315 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita. Nei guai, oltre alle due donne, sono finiti anche l’intestatario del contratto d’affitto della casa - un cittadino cinese residente a Milano, imprenditore nel settore dei servizi per gli istituti di bellezza - e il proprietario dell'abitazione, che è sotto sequestro.

Nei guai anche il proprietario di casa

Il primo deve rispondere, come la maîtresse della casa a luci rosse, di sfruttamento della prostituzione; il secondo di favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Le due cinesi sono state inoltre denunciate, in stato di libertà, per permanenza ed ingresso illegale sul territorio nazionale e messe disposizione della questura di Brescia che ne ha disposto il trattenimento presso il centro di identificazione ed espulsione di Roma, dove sono state accompagnate.
 

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