Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Manerba del Garda

Manerba del Garda: padre e figlio 29enne in tenda dopo lo sfratto

Una storia di sfratto esecutivo, dopo che l'Aler ha chiesto gli arretrati. Ora Simone e suo padre si trovano costretti ad arrangiarsi come possono: il primo dorme in una tenda, il secondo nel pianerottolo dell'ex casa

Storie di crisi anche a Manerba del Garda, ridente località che da qualche tempo sembra avere un paio di ospiti indesiderati. Una storia di sfratto esecutivo, quando l’Aler ha chiesto gli arretrati (che in realtà non sono pochi, si parla di 30mila euro) di almeno un decennio, dal 2002 ad oggi. Il Comune ha eseguito, e ora Simone e il suo babbo Enzo si trovano costretti ad arrangiarsi come possono, un lavoretto qua e là e una sistemazione molto improvvisata. Papà Enzo ha dormito nella casa dell’anziano genitore, ora si è sistemato sul pianerottolo di quella che è stata casa sua per molti anni: dopo aver lavorato alla GardaUno ha poi collaborato con una casa-albergo manerbese, qualche trasporto e qualche spicciolo extra. L’età e la fatica si fanno però sentire, così come il peso delle medicine, e per sopravvivere ora si affida al figlio Simone, che di anni ne ha 29.

“Qualche lavoretto saltuario, giardinaggio e piccoli sgomberi, qualche cantina, qualche pulizia in casa – ci racconta proprio Simone – ma è ovvio che mi sento molto precario, non so cosa potrebbe succedermi dall’oggi al domani. A volte guadagno 10 euro al giorno, cerco di farmeli bastare, per me e per mio papà. Lui ha pensato a me per tutta la vita, ora a lui ci voglio pensare io. Nel mio piccolo, cerco di fare il possibile”. Ma se Enzo sta sul pianerottolo, Simone dove dorme? In una tenda, costruita con mezzi di fortuna e grazie all’aiuto di qualche amico, “persone di buon cuore che credono nella mia buona fede”. Una tenda piazzata in un campo privato, e presto arriverà anche il proprietario, una tenda che lo ha protetto (poco) nel freddo di fine marzo e aprile, ora dotata pure di qualche ‘comfort’: un padellino, un lettino da spiaggia, un po’ di materiale isolante per non far penetrare l’acqua.

Poi si arrangia come può, una doccia notturna giù al lago, magari un tuffo. Un pranzo offerto ogni tanto, la certezza di avere qualcuno che non si tira indietro. Come Claudio il fornaio, che quando lo incontriamo ci dice che “sono in tantissimi a darsi da fare, la comunità ha compreso la gravità del caso, anch’io cerco di non fargli mancare niente”. Infatti bisogna mangiare in due, e non sempre ci si riesce. Il Comune in realtà si è mosso, e ha offerto a Simone un trasferimento in una comunità, o cooperativa sociale, ma non si conoscono a fondo le dinamiche delle trattative. Tante voci si accumulano in un piccolo paese e, ci racconta Simone, “un bel giorno mi sono pure trovato un cappio in tenda”.


Un paese diviso in due? “Non dimentichiamoci del problema fondamentale – ci spiega invece Isidoro Bertini, sindaco di Manerba dal 1988 al 2004 e ora consigliere provinciale e capogruppo d’opposizione della lista Orchidea – Enzo e Simone abitano qui da 25 anni, essere sradicati così non deve essere facile per nessuno. A me sembra una cosa assurda, ci sono mille formule comunali d’aiuto, vuoi che il Comune non abbia qualche opportunità? Ci sono un sacco di case vuote, e i servizi sociali che fanno? Sembra quasi un problema di volontà, il potente Comune contro il povero Simone, semplicemente qualcuno che chiede aiuto, e che vuole essere capito. Ma per fortuna la comunità di Manerba è unita, e lo dimostrano tutti quei piccoli gesti di solidarietà, piccoli gesti ma dall’enorme significato”.

Il caso è aperto, se ne parlerà ancora. Intanto Simone, un po’ acciaccato da una recente broncopolmonite, ci accompagna fino alla sua tenda, per fare qualche foto. Anche la tenda in effetti è quasi un regalo: “A me basterebbe un pezzo di campo, posso fare anche il mezzadro – ci racconta un po’ emozionato – ma siete già in tanti a fare qualcosa per me, mi sento quasi in imbarazzo”. E domani? “Domani è un altro giorno, si vedrà”.

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