Cronaca Tangenziale Sud

La ‘ndrangheta a Brescia: affari d’oro tra cave e Tangenziale Sud

L'operazione Aemilia e i 160 arresti dalla Lombardia alla Sicilia svelano i retroscena più oscuri dell'accordo tra imprenditoria bresciana a 'ndrangheta: affari sporchi in Tangenziale Sud e nell'edilizia

L’ombra della mafia e della ‘ndrangheta anche a Brescia. Cominciano ad emergere, un poco alla volta, le numerose infiltrazioni mafiose in città e provincia: la diretta conseguenza di quella cupola ‘svelata’ che ha portato all’arresto di oltre 160 persone in tutta Italia, l’operazione Aemilia in cui anche la Procura di Brescia ha emesso 46 ordinanze di carcerazione.

In città le cosche agivano principalmente nell’edilizia, con la complicità di diverse aziende bresciane. In primis sui lavori per la Tangenziale Sud: nell’appalto ‘originale’ era riuscita ad infiltrarsi la Giglio Srl, azienda di proprietà di Giuseppe Giglio, uno degli arrestati. Collaborava con una ditta di San Polo specializzata nel trasporto e nel movimento terra.

L’azienda venne allontanata dai lavori perché già nota alla Direzione Investigativa Antimafia. Ci sono volute le pressioni di un agente di polizia della Squadra Mobile di Catanzaro, anche lui arrestato, per far rientrare la Giglio nei lavori stradali della Tangenziale più battuta della provincia.

Le indagini non si fermano, anzi. La presenza della ‘ndrangheta a Brescia sarebbe stata accolta con favore: soldi ‘freschi’, soldi in contanti. Pronti ad essere investiti. Con specializzazione nell’acquisto di materiali edili: un affare da oltre 160mila euro al mese. Che i mandatari della mafia investivano in materiale per l’edilizia, acquistato rigorosamente in nero dalle cave bresciane.  

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