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Foto © Peretti/BresciaToday.it

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In centinaia per l'addio ad Alessia: "Anche il cielo piange per te"

Duomo di Lonato gremito per salutare l'ultima volta la piccola Alessia Gandini, morta a 18 anni stroncata da un tumore. Il ricordo degli amici e dei familiari, dei suoi compagni di scuola

Anche il cielo piange per te, Alessia. Questa la preghiera improvvisata, ripetuta come fosse un mantra da quei volti bagnati dalla pioggia e dalle lacrime, per ricordare la piccola Alessia Gandini, l’ultima volta. Stroncata da quel male che non l’ha mai mollata un attimo, che l’ha trascinata con sé nell’oblio di una morte troppo prematura.

Lonato: funerale Alessia Gandini
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Un tumore che le era stato diagnosticato quando era ancora 15enne. L’ha fiaccata nel fisico, ma non nella mente: sorridente lei lo è sempre stata, come testimoniano le sue foto su Facebook, come la ricordano gli amici e i compagni di scuola, lei che frequentava l’istituto d’arte di Guidizzolo. Mercoledì pomeriggio a Lonato l’ultimo saluto: il corteo funebre è partito dalla sua abitazione di Via Santuario, poi ha raggiunto il Duomo. Erano in centinaia, dentro e fuori dalla chiesa.

Al parroco don Gianni il compito di ricordarla con una lunga e commossa omelia. “Che la tua giovinezza possa rifiorire in cielo – ripete – Liberaci da questo affanno, Signore. Abbiamo pianto tanto, spesso di nascosto. Ma ora sappiamo che Alessia ci ha lasciato un messaggio di vita e di speranza. Sia che tu diventi importante o meno, ricordati sempre di quanto ti amiamo, di quanto ti abbiamo amato. Cosa vuol dire vivere bene? Vuol dire essere accolti, ed essere amati”.

La sua predica si rivolge ai giovani, e non solo: “Provate a riflettere, quando la vita vi sembra squallida e noiosa. Ma è la vita, e solo in questi momenti ci accorgiamo di quanto sia importante. Ci siamo chiesti tante volte, disperati, il perché di tutto questo soffrire. Alessia per noi è stato un dono. Ci ha insegnato a non mollare mai, ci ha insegnato che quello che conta è essere veri. Ci ha insegnato che ogni momento della nostra vita è fondamentale”.

Il riferimento alla malattia, che Alessia affrontava con “coraggio e orgoglio”, con il suo “inconfondibile e irruento stile”. E ai familiari, che hanno affrontato “il dramma della loro figlia senza scappare, coraggiosi compagni di viaggio”. Non mancava nessuno: mamma Donatella e papà Marco, le nonne Monica e Aurora, gli zii, i cugini. Insieme hanno voluto ricordare l’ospedale Civile, e la Domus Salutis di Brescia, dove Alessia ha chiuso gli occhi per sempre.

Con un ringraziamento particolare alla prof. Anna Berenzi: “Grazie di cuore per le attenzioni e la sensibilità dimostrateci in questi mesi. Vi auguriamo di mantenervi sempre dolci, come lo siete stati con Alessia”. La ragazza sempre sorridente che tutti ricorderanno così. Con quelle foto davvero eterne, gli occhi ancora pieni di speranza, il sorriso che sembrava non spegnersi mai.

Forse in lei qualcosa era cambiato, ma solo alla fine. Lo raccontava su Facebook, giorno dopo giorno. “Credo nei sogni, ma sto perdendo il sonno”. Citando quella canzone che tante volte l'accompagnava: “Questa vita lascia i lividi, questa vita mette i brividi. Certe volte è più di un combattimento. C’è quel vuoto che non sai, che poi non dici mai, che brucia nelle vene come se il mondo fosse contro di te. Tu non sai perché, io lo so. Me lo ricordo”. Anche il cielo oggi ha pianto per te, Alessia.

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