Cronaca Limone sul Garda

Limone: la battaglia di Don Eraldo per salvare l'oliveto della chiesa di San Pietro

Domani è previsto in comune l'esame delle osservazioni al Piano di Governo del Territorio. Tra queste l'agguerrita critica del religioso, che si oppone alla costruzione di 12 villette a 60 metri dall'antica chiesa romanica

Continua la lotta di Don Eraldo in difesa dell'oliveto dove sorge la chiesa di San Pietro di Limone del Garda, un bellissimo luogo di culto risalente al X secolo.

La sua battaglia continuerà anche nella giornata di domani, durante le celebrazioni per i festeggiamenti dei Santi Pietro e Paolo e la consueta sagra.

La santa messa è prevista per le 20 tra le fresche mura della chiesa romanica. Forse, però, per quell'ora ogni critica cadrà mestamente nel vuoto. E' stato infatti fissato per venerdì, nel centro congressi «Comboni», il Consiglio comunale che dovrà analizzare le osservazioni al Piano di Governo del Territorio.

Tra queste, c'è anche quella dell'agguerrito parroco, che che si oppone alla trasformazione d'uso di 20.121 metri quadri di suolo che si affacciano su via San Pietro. Sul quel terreno saranno costruiti appartamenti per 5.250 metri cubi. Tutte prime case per i residenti, a detta del sindaco Chicco Risatti.

"Al sottoscritto - scrive Don Eraldo in una lettera - molti affermano che non sarò certo io a cambiare la realtà in questo Paese. Comunque ci provo.
Sono responsabile di una chiesa romanica del 900 San Pietro in Oliveto, dove si prospetta l’idea di costruire a distanza di circa 60 metri la prima delle 12 casette, magari villette. Se verrà realizzato il progetto dovrò pure coniare un nuovo nome alla chiesa che forse sarà “San Pietro in domibus aureis”.limone-2

"Meraviglia delle meraviglie", per Don Eraldo, è anche il sì al progetto dato dal Consigliere di opposizione della Lega, "notoriamente a favore dell’ambiente".


"In Paese - continua il religioso - rimango quindi democraticamente solo a perorare la causa della difesa della chiesa romanica di San Pietro in Oliveto, di recente restaurata ed oggetto di scavi archeologici. Ma sono certo che qualcuno vorrà aiutare il sottoscritto”. Ma chi, Don Eraldo, i turisti tedeschi con le loro seconde case?

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