Cronaca

La madre di Yara scrive a Napolitano. Il Pg: «Famiglia sempre informata»

La madre della ragazza uccisa a Brembate Sopra ha scritto a Napolitano lamentandosi della scarsa collaborazione da parte della Procura. Il Pg di Brescia, Guido Papalia: "Tra inquirenti e famiglia piena collaborazione"

"Non c'é stata carenza di collaborazione o di notizie" tra inquirenti e la famiglia di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa da Brembate Sopra (Bergamo) il 26 novembre del 2010 e trovata uccisa esattamente tre mesi dopo a Chignolo d'isola, a pochi chilometri di distanza.

E' stato lo stesso procuratore generale di Brescia Guido Papalia, dopo aver raccolto informazioni dai suoi colleghi bergamaschi, a scriverlo agli uffici della presidenza della Repubblica, dopo che il Quirinale aveva sollecitato informazioni sulla vicenda.

La Presidenza della Repubblica era stata interessata dalla madre di Yara, Maura Panarese, che aveva scritto direttamente al presidente Giorgio Napolitano, lamentandosi di una scarsa collaborazione da parte della Procura di Bergamo nelle indagini con il legale e il genetista nominati dai famigliari.

La lettera, dello scorso 11 dicembre, a firma del segretario generale della Presidenza, Donato Marra, al pg, preso atto delle lamentele di Maura Panarese, concludeva: "Sarò grato se, nell'ovvio rispetto della normativa vigente in materia, vorrà fornire ogni utile e consentita notizia sulla vicenda giudiziaria".

Un invito, quindi, al procuratore generale di Brescia, che 'sorveglia' tutte le indagini nel distretto di Corte d'appello, a fornire al Quirinale ragguagli sull'effettiva esistenza di questa incomprensione tra parte offesa e inquirenti.

Il Pg bresciano, che ha raccolto informazioni dal procuratore di Bergamo, Francesco Dettori, e dal pm titolare dell'inchiesta, Letizia Ruggeri, ha comunicato al Quirinale che non c'è stata nessuna carenza nella collaborazione con la famiglia: "I colleghi di Bergamo - ha spiegato Papalia - mi hanno assicurato che tutte le informazioni possibili sono state fornite alla famiglia Gambirasio e di essere sempre disposti ad accogliere i suggerimenti della famiglia. Così come mi hanno assicurato come prosegue l'impegno nelle indagini che non è mai venuto meno".

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha poi deciso di rispondere alla madre di Yara: "Cara Maura, ho nel cuore la vicenda di Yara", e ha invitato i famigliari a non perdere "la fiducia nella magistratura".

Le Indagini, tuttavia, in due anni non hanno ancora trovato un responsabile. Il 14 febbraio, davanti al gip di terrà l'udienza in cui si discuterà l'opposizione all'archiviazione presentata dalla famiglia di Yara della posizione di Mohamed Fikri, il marocchino inizialmente fermato per l'omicidio ma poi scarcerato (il fermo è anche stato annullato dalla Cassazione). Per tre volte la Procura ha presentato la richiesta di archiviazione e per due volte il gip non l'ha accolta, disponendo nuovi accertamenti. Sei consulenti del pm e uno della difesa, hanno ritradotto quella frase che aveva portato in carcere l'immigrato: "Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io".

E' risultato, in realtà, che si trattata di un'imprecazione perché un suo debitore non rispondeva al telefono. Nei giorni scorsi, un'interprete della famiglia Gambirasio ha ritenuto che, invece, Fikri, abbia usato la parola "uccidere". Da qui l'opposizione all'archiviazione, mai presentata in due anni. Rimane aperta la pista cosiddetta "Ignoto uno": un fascicolo contro ignoti che ha portato alla 'pista di Gorno'.

La traccia del Dna trovata sul corpo di Yara porta a un uomo che vive nel paese del Bergamasco ma morto nel '99. L'ipotesi è che quel Dna appartenga a un suo figlio illegittimo ma che non è ancora stato trovato. In questo filone le indagini sono ormai prossime alla scadenza.

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