Si rovescia la barca, distrutta in Perù famiglia del lago di Garda

Tre le vittime: Marco Magnani, noto proprietario dell'Hotel Smerlado di Lazise, la moglie Yaneth Ruiz Akintuì e il figlio Gabriel, di 5 anni

Il piccolo Gabriel, la madre Yaneth Ruiz Akintuì e Marco Magnani, proprietario dell'Hotel Smerlado a Lazise

Il Rio Maranon, in Perù, si è portato via un'intera famiglia del lago di Garda. Marco Magnani, 39enne di di Lazise, la moglie Yaneth Ruiz Akintuì (chiamata Cristina), 25 anni, e il figlio Gabriel, 5 anni, hanno avuto un incidente domenica alle 14 (ora locale) su un'imbarcazione che procedeva lungo il corso d'acqua lungo circa 1600 chilometri, uno dei più importanti affluenti dell'alto corso del Rio delle Amazzoni. Magnani era proprietario dell'Hotel Smerlado di via Giacomo Puccini, mentre Cristina faceva la barista al bar dell'hotel Villa Letizia di Bardolino.

La coppia si trovava in Sud America dal 18 gennaio, il loro doveva essere un viaggio lungo un mese, forse nato anche dall'esigenza di accompagnare il padre di lei nella zona, cogliendo così l'occasione per fare una vacanza nei luoghi d'origine della famiglia.

I tre stavano viaggiando a bordo di un motoscafo e stavano rientrando dalla città di Chiriaco (Bagua - Amazonas), quando il mezzo si è ribaltato. Altre 11 persone risultano ancora disperse nel naufragio, avvenuto a circa 20 km da Imaza, nel nord del Peru. Nella barca c’era anche il sindaco di Imaza, Otoniel Danducho Akintui, che è stato tratto in salvo dalle acque del fiume: i passeggeri della barca stavano tornando da una visita a una comunità indigena.

Secondo quest'ultimo, scampato miracolosamente alla morte: "Siamo partiti 9 persone in una barca e altri 10 imbarcati in un’altra imbarcazione, - afferma al Corriere di Verona - Siamo stati tra le comunità indigene di Yapikusa e San Ramon. Al rientro la barca ha perso un motore e la corrente ci ha trascinato via, ribaltando le imbarcazioni. Sono riuscite a salvarsi solo le persone che hanno avuto il riflesso di aggrapparsi ai bidoni vuoti di plastica e quindi mantenersi a galla". Vigili, esercito, personale della Protezione Civile ma anche residenti che conoscono bene la zona, e membri della polizia nazionale e il personale del Ministero della Salute, hanno partecipato alle ricerche dei dispersi.

Tra le vittime dell'episodio c'è anche Samuel Ruiz Pérez, 44 anni, antropologo peruviano che ha lavorato come capo del Dipartimento per lo sviluppo sociale e la promozione della Municipalidad Imaza, e diverse persone con lo stesso cognome di Cristina, probabilmente parenti della giovane.

A dare notizia della scomparsa è stato il fratello di Marco, Flavio, che domenica sera si è presentato in caserma dai carabinieri a Lazise. A quel punto i militari si sono messi in contatto con la Farnesina per avere ulteriori dettagli e hanno avuto conferma che la famiglia risulta ancora dispersa.

"Mi state dando una bruttissima notizia. Marco era un mio carissimo amico. Cinque anni fa, quando venni battuto alle elezioni per una quindicina di voti, lui era in lista con me. Si è sempre impegnato per il nostro Comune, era attivo anche tra gli albergatori, nel direttivo dell'associazione. Era uno che amava stare in compagnia e fare baldoria. Un bravo ragazzo, figlio di un albergatore a sua volta. Il papà di Marco era morto circa un anno fa, aveva 65 anni, ebbe un infarto, da allora Marco si era impegnato ancora di più con la sua attività", queste le parole del sindaco di Lazise, Luca Sebastiano al quotidiano L'Arena.

Martedì mattina, intanto, è stato ritrovato il cadavere di Cristina. È il primo corpo ad essere stato recuperato nell'ambito delle operazioni di ricerca su vasta scala nel bacino del Maranon, alle quali partecipano l'unità della polizia nazionale, la rete sanitaria di Baguà e volontari indigeni Awajun. Nella zona dove è stata rinvenuta la salma della compagna di Marco Magnani è stato avvistato anche il corpo di un contadino locale, annegato 6 giorni fa, anche lui vittima delle acque del fiume (fonte: Verona Sera).

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