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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca Temù

"Gli voglio bene, ma è stato lui ad avere l'idea di uccidere la mamma"

L'accusa rivolta all'ex fidanzato Mirto Milani

Colpo di scena nel processo per l'omicidio di Laura Ziliani, l'ex agente di Polizia Locale di Temù (ma con una casa anche a Roncadelle) che sarebbe stata brutalmente uccisa dalle figlie Paola e Silvia Zani e da Mirto Milani, ufficialmente il fidanzato di una di loro ma con cui in realtà aveva una relazione a tre: prima avvelenata, poi strangolata e soffocata. In aula Silvia Zani ha puntato il dito dritto contro l'ormai ex fidanzato Milani (i due hanno avuto una storia durata più di un decennio): "È stato lui a convincerci che nostra mamma volesse avvelenarci. È stato lui ad avere l'idea di ucciderla".

La testimonianza di Silvia Zani

Silvia Zani avrebbe così ricostruito la gestazione del piano omicida. "Credo che Mirto possa averci manipolato - ha continuato Zani in tribunale - e credo che potrebbe essere stato lui a simulare i tentativi di mia madre di avvelenarci: la soda nel sale, la candeggina nel caffè, il veleno nella Nutella. Lui avrebbe potuto simulare, ne avrebbe avuto la possibilità. Se mi ami, fidati: questo mi aveva detto. E io gli avevo creduto. Ma dopo tutto questo tempo penso che potrebbe aver organizzato tutto Mirto".

Il movente sarebbe riconducibile a una questione economica: case e appartamenti da affittare, modalità di gestione degli immobili. Paola e Silvia e con loro Mirto Milani hanno sempre dichiarato, invece, di aver paura che Laura Ziliani potesse avvelenarli. Sono stati loro, secondo gli inquirenti, ad addormentarla e poi ucciderla: Paola l'avrebbe tenuta ferma a letto, Silvia l'avrebbe strozzata e infine Mirto le avrebbe spezzato il collo.

La testimonianza di Mirto Milani

È lo stesso Milani, in lacrime, a respingere le accuse di essere la sola "mente" dell'operazione criminosa. "Non ti ho mai tradito - ha detto in aula rivolgendosi a Silvia Zani - e non l'avrei mai fatto. Quando ci è venuto il sospetto che Laura Ziliani volesse avvelenarci, ci è scoppiato il cervello. Siamo entrati in una ruota infernale da cui era impossibile uscire. Paola inizialmente non voleva ucciderla, ma non ci ha mai denunciato: sarebbe stato meglio, non avremmo fatto quello che abbiamo fatto. E l'abbiamo fatto tutti e tre". Il processo continua.

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