Comitato Punta Grò: «Ambiente e sport, per il futuro dei giovani»

A Colombare parlano dei veri esperti, sulla situazione italiana e sulle potenzialità del futuro. Ispirandosi ai modelli d'eccellenza, per rilanciare il settore sportivo puntando soprattutto sui giovani: "Qualità, efficienza, comunicazione"

Tanti nomi importanti, un moderatore di tutto rispetto, tanti piccoli angioletti, le ragazzine della danza. E un tema che mai come oggi si fa largo nell’opinione pubblica. Comincia così la serata dedicata allo sport e all’ambiente, ai giovani e allo sviluppo sostenibile, organizzata dal Comitato Tutela Punta Grò e Territorio di Sirmione e andata in scena in un caldo venerdì di primavera negli spazi concessi dalla parrocchia di Colombare. A reggere il microfono è Alberto Banzoli, a dire la loro sono Fabio Tavelli (Sky Sport), Flavio Pasotti (Piattaforma Civica), Ario Costa (Basket Brescia) e Giorgio Lamberti (recordman e oro olimpico del nuoto), con un paio di interventi extra proprio nel finale, Virginio Soffientini della FIDAL Brescia e Stefano Ambrosini, assessore del Comune di Gardone Riviera.

Si sarebbe dovuto parlare (anche) di Sirmione, era stata invitata anche l’amministrazione comunale. Ma la serata è andata bene lo stesso, si è parlato molto, il dibattito si è acceso. Ambiente e sport, due aspetti spesso volutamente tralasciati da chi comanda, a partire dalla scuola, a partire dalle strutture stesse. Sembra tutto facile al di fuori dell’Italia, pare tutto impossibile nel Belpaese. “Eppure a volte basterebbe riverniciare i giochi per i bambini, nei parchi – spiegano i relatori – Certo le cose sono cambiate, sotto molti aspetti i giovani di oggi sono più fortunati di un tempo. Ma vince spesso un solo tipo di approccio, poco virtuoso e poco funzionale, e le strutture sportive non se la passano benissimo. Non esistono progetti veri, di medio e lungo termine, le amministrazioni prediligono la ricerca del consenso momentaneo”.

Ma senza innovazione si perde sempre, e non solo nello sport. Senza un traino vero, senza gli investimenti, la passività vince a mani basse, spesso a vincere è la televisione. Non che sia un male, anzi. Può essere proprio lo sport di vertice ad attirare i giovani all’attività. Ma allo stesso tempo serve anche qualcosa d’altro: “Qualità, efficienza, comunicazione. Per arrivare all’eccellenza, stabilire nuovi standard che possono fare da esempio, e non solo nel settore sportivo”.

La strada è ancora lunga, ce lo insegnano gli stadi di Italia ’90, o i più coloriti scandali dei Mondiali di nuoto romani. Ma si può ricominciare e ripartire, magari da qui, magari da più in là.

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