Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio Serle: la famiglia (e la Lega) difendono Mirko Franzoni

Accusato di omicidio colposo, Mirko Franzoni dovrebbe essere sentito giovedì. La famiglia intanto cerca di stringersi intorno, e di difendere il ragazzo di 29 anni che ha ammazzato un coetaneo, con un fucile da caccia

L’officina dei fratelli Franzoni di Serle oggi certo non aprirà. Non bastano infatti 48 ore per far passare veloce la morte di un ragazzo di 26 anni, avvenuta tra le 20 e le 20.30 per mano di un fucile da caccia di proprietà di quel Franzoni che di nome fa Mirko.

Lui, 29 anni, ha raccontato di aver inseguito il rapinatore, per farsi consegnare la refurtiva. Altri invece sembrano confermare la pista della “caccia al ladro”: immanente la contraddizione tra le due versioni, anche nel giudizio. Con la prima sarebbe ‘solo’ un “eccesso di legittima difesa”, con la seconda invece la parola “omicidio” risuonerebbe più pesante nell’aula del Tribunale.

Mirko Franzoni dovrebbe essere sentito dal giudice entro giovedì, dopo aver raccontato la sua versione agli inquirenti. Nell’incredulità di un piccolo Comune come Serle anche quella della famiglia: l’amarezza per un gesto forse evitabile, e quel fucile simbolo ancora rovente della sua grande passione per la caccia.

Omicidio Serle (Brescia): Spara E Uccide un Ladro
OMICIDIO SERLE:
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La mamma sembra chiusa in sé stessa, tra le mura di casa, in Via Marconi. Il fratello Ezio invece con i giornalisti parla, cerca in qualche modo di difendere Mirko, seppur ‘piegato’ dal dolore: "Poteva succede a chiunque"

E le accuse si spostano rapide: troppi i furti in casa negli ultimi mesi, racconta, qua la situazione è esasperata. Il ‘rumore’ di quegli spari intanto in paese ancora rimane, e chissà per quanto tempo.

Perchè intanto anche la campagna elettorale permanente cerca di appropriarsi la vicenda. Dal congresso della Lega Nord di Torino infatti le parole di Matteo Salvini, neoeletto segretario, e del bresciano Fabio Rolfi: "Stiamo con chi ha difeso la sua casa. Forse quell'albanese faceva meglio a non venirci proprio, in Italia".

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