Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Bedizzole

L'orrore nei parchi di Bedizzole: quando Cati venne uccisa a sprangate e poi bruciata

Nei giorni dell'omicidio di Francesca Fantoni, un altro inquietante episodio torna alla memoria: nel dicembre di 29 anni fa il brutale assassinio di Katiuscia Razio

Foto d'archivio

L'ombra di un altro efferato delitto nei giorni del brutale omicidio di Francesca Fantoni, 39 anni, che sarebbe stata picchiata, strangolata e uccisa, poi abbandonata nel parchetto alle spalle di Piazza Europa a Bedizzole: l'unico indagato è il 32enne Andrea Pavarini, accusato di omicidio e occultamento di cadavere. E' stato già arrestato. Giardiniere con qualche precedente alle spalle, è sposato e da pochi mesi è diventato anche padre.

Uccisa e carbonizzata dall'ex fidanzato

Sono passati 28 anni e un mese da un'altra notte terribile per le comunità di Bedizzole e di Calcinato. All'alba del 28 dicembre 1991 venne trovato un corpo senza vita, in parte carbonizzato, al Parco degli Alpini: fu una telefonata anonima a riferire ai carabinieri del ritrovamento. Era il corpo della giovanissima Katiuscia Razio detta Cati, 16 anni di Calcinato: poche ore più tardi si scoprirà che ad ucciderla fu Davide Cella di Bedizzole, elettricista di 19 anni, il suo ex fidanzato.

La ragazza il 27 dicembre era andata a far festa con le amiche, alla discoteca Capretti: prima a cena con le mamme, poi tutte insieme a ballare. Proprio in quella disco si sarebbe incontrata con Davide Cella: tra i due era finita da un po', ma lui non avrebbe mai accettato la separazione. Tanto da perseguitarla, si diceva, con telefonate e pedinamenti, prima ancora dell'epoca dei social e degli smartphone.

Quattro colpi di spranga, due alla testa

L'avrebbe portata via dal locale, forse con la forza. Sono andati via in auto e hanno cominciato a discutere. Sarà proprio Cella a raccontare con disumana freddezza come andrà a finire quella notte. Prima la colpirà con una spranga: dall'autopsia ne emergeranno almeno quattro, tra cui due alla testa che sfonderanno il cranio alla povera ragazza. L'ex fidanzato caricherà poi il corpo sulla sua auto, nel baule, dirigendosi verso casa.

E' qui che completerà la macabra opera, caricando delle taniche di benzina: si sposterà di nuovo, nelle campagne bedizzolesi, dove appunto darà fuoco alla ragazza. Ai magistrati Davide Cella disse di averlo fatto perché lei aspettava un bambino ma non avrebbe voluto tenerlo. Ma non era vero: Katiuscia non era incinta, non lo era mai stata.

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