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Foto © RAB Rete Antinocività Bresciana

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Il decreto Clini all’Italcementi: «Non accettiamo un futuro di rifiuti»

Sabato pomeriggio la prima azione di protesta, il presidio della Rete Antinocività Bresciana proprio al di fuori dell'impianto di Rezzato. Si attende la risposta, forse entro oggi, della Commissione Ambiente

Il primo presidio, sabato pomeriggio proprio alla rotonda di fronte all’Italcementi di Rezzato, la prima pubblica protesta contro quello che è stato definito il ‘Decreto Clini’, una proposta di legge che permetterebbe ai cementifici di utilizzare i combustibili solidi secondari (CSS) come combustibili per i forni delle cementerie, trasformandoli se non di fatto poco ci manca in veri e propri inceneritori. Ma con quale vantaggio? “Con il vantaggio di dover però sottostare alle normative che regolano la produzione di cemento, molto più permissiva rispetto ai comuni inceneritori di rifiuti”.

Questa la protesta portata avanti dalla RAB Rete Antinocività Bresciana, che ha attirato e incuriosito almeno una cinquantina di persone tra attivisti e semplici passanti. “Nel silenzio generale – si legge ancora sul sito ufficiale – l’impianto di Rezzato comincia i lavori per l’ampliamento, e non è chiaro se rispetterà o meno il patto stretto con i Comuni di Rezzato e Mazzano, che avevano inserito nell’accordo proprio un paragrafo relativo all’utilizzo dei rifiuti come combustibili”.

Un passato di cemento, un futuro di rifiuti. “Il presidio è il primo passo per una sensibilizzazione della popolazione dei due Comuni, e si inserisce nella richiesta della Rete nazionale per porre l’attenzione su quel decreto che sembra l’ennesimo favore al cartello dei cementieri. In un momento di grande crisi per l’edilizia, ecco arrivare una grande quantità di introiti da una gestione criminale dei rifiuti”.

Primo commento politico dall’area Radicale, con le dichiarazioni di Elisabetta Zamparutti e Maria Grazia Lucchiari: Il Governo Monti e le Camere sciolte perseverano nella demolizione dello stato di diritto anche in materia ambientale. Dopo il decreto ILVA e la proroga della gestione commissariale dei rifiuti (quest’ultima avvenuta a Camere sciolte) ora si vogliono trasformare i 59 cementifici presenti in Italia in inceneritori di rifiuti altrimenti del tutto riciclabili, con conseguenze gravissime”.

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