Pensionato ucciso da un cinghiale, gli animalisti: "Sapeva a cosa andava incontro"

Polemiche infinite a poco più di una settimana dalla morte di Severo Zatti, pensionato bresciano ucciso da un cinghiale. L’affondo della Lega AntiVivisezione: “Dispiace per la sua morte ma sapeva a cosa andava incontro”

A poco più di una settimana dalla morte di Severo Zatti – il 73enne ucciso da un cinghiale tra i boschi di Iseo – infuria la polemica tra cacciatori e animalisti. L’ultima uscita della Lega AntiVivisezione infatti – raccontata sulle pagine web del Corriere Brescia – ha scatenato non poche polemiche.

Il tema è una mostra itinerante di sensibilizzazione, intitolata ‘Gli impresentabili’ e che da qualche giorno ha fatto tappa anche a Brescia. E i militanti della Lav difendono i cinghiali, animali che “se non hanno i piccoli da difendere non sono pericolosi, e non attaccano”.

Ma come riportato ancora dal Corriere le parole si fanno più pesanti quando a parlare è Massimo Vitturi, responsabile del settore fauna selvatica della Lega AntiVivisezione. “Questi animali sono vittime del mondo venatorio che li ha reintrodotti in zone dove non c’erano”, spiega Vitturi, prima di riferirsi direttamente a Saverio Zatti.

“Quel signore sapeva a cosa andava incontro. E’ come quando uno attraversa con il semaforo rosso. Certo, mi dispiace che quel signore sia morto”. E la polemica continua.  

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