Stamina: i malati non migliorano, indagati anche a Brescia

L'inchiesta di Torino, avviata nel 2009, ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di medicinali guasti in modo pericoloso per la salute pubblica

Spuntano nuovi indagati nell'inchiesta della procura di Torino sul caso Stamina. E' ilcosiddetto "filone di Brescia", quello sull'attività degli Spedali Civili, nella città lombarda, che svolse le terapie con le cellule staminali "ad uso compassionevole".

Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, in una pazienterifinitura del materiale raccolto nei mesi scorsi, sta vagliandoqueste ultime posizioni insieme ai carabinieri del Nas, alla polizia giudiziaria e ai propri consulenti tecnici. Entro la fine dell'anno tirerà le somme e deciderà i passi successivi. I nuovi indagati vanno ad aggiungersi ai dodici (tra cui Davide Vannoni, il padre della metodica Stamina) che nel 2012 avevano ricevuto il rituale "avviso di chiusura indagini".

Indagini che furono però subito riaperte proprio per capire cosa stesse succedendo a Brescia. Dove l'attività subì uno stop a causa di un'intervento dell'Aifa, ma riprese in seguito alle sentenze dei giudici del lavoro che accoglievano i ricorsi dei familiari dei pazienti. Nonostante le irregolarità e le carenze denunciate a tamburo battente dagli ispettori del Ministero della salute.

Sono molte le famiglie convinte che la cura Vannoni abbia prodotto risultati positivi (di maggiore o minore entità) ma Guariniello, sulla scorta del lavoro dei consulenti, è di parere contrario: nessun miglioramento. Solo gli ultimi test, che verranno svolti incrociando i dati delle cartelle cliniche, porteranno comunque a una conclusione definitiva. Quello che si profila a Torino, comunque, è un processo dei più dolorosi, dove verranno chiamati a testimoniare i parenti di persone in condizioni disperate.

Sono una settantina i casi di cui si sta occupando Guariniello. Fra essi ce n'è uno che riguarda un paziente ormai deceduto. Gli specialisti interpellati dal magistrato sono al lavoro: se dovesse emergere un nesso di causa con la terapia potrebbe scattare l'accusa di omicidio colposo, che andrebbe ad aggiungersi a quelle di associazione per delinquere e truffa.

Gli inquirenti hanno anche scandagliato (sotto gli aspetti economici) l'intreccio delle società legate a Vannoni e alla sua terapia. Come l'Istituto di Medicina del Benessere (Imb) e la Re Wind Biotech, costituite a San Marino nel 2004 e 2008. E come la Re-gene, creata nel 2006, seguita dall'Associazione per la medicina rigenerativa onlus (2007) e dalla Stamina foundation
onlus (2009): operavano tutte a Torino nella medesima sede della Cognition, un centro "di formazione e ricerca nel campo della psicologia, call center, studi di mercato e sondaggi di opinione e telemarketing".

Attività più calzanti rispetto al curriculum di Vannoni. Il quale, nonostante fosse "a suo dire neuroscienziato", come annota maliziosamente il capo d'accusa redatto da Guariniello, è laureato in lettere e filosofia - dicono le carte processuali - ed è docente alla facoltà di lingue e letteratura straniera dell'università di Udine.

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