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Basta razzismo, No alla violenza! Presidio a Desenzano

La Comunità degli Immigrati e l'Associazione Diritti per Tutti in Piazza Malvezzi per protestare contro il razzismo e la xenofobia. Commosso ricordo al giovane Imad El Kaaloui, freddato dal titolare del ristorante Gattopardo

Un piccolo ma sincero presidio di solidarietà e di protesta quello che nel tardo pomeriggio di ieri ha occupato pacificamente la più celebre piazza di Desenzano del Garda, Piazza Malvezzi, dove i manifestanti si sono radunati per ricordare la tragica fine del giovane marocchino di soli 19 anni Imad El Kaaloui, freddato brutalmente con diversi colpi di pistola dal titolare del ristorante dove ha lavorato per qualche mese solo perché aveva richiesto di essere pagato, e di ricevere la liquidazione. In piazza anche lo zio del ragazzo assassinato, una specie di secondo padre per lui, assieme ai tre ragazzi saliti sulla gru e all’operaio che in tempi più recenti si era arrampicato sulla cupola di Piazza della Loggia.

Organizzato dall’Associazione Diritti per Tutti, dalla Comunità Immigrati Marocchini e dal presidio permanente Sopra e Sotto la Gru, la manifestazione di ricordo e di protesta si è svolta senza che ci sia stato alcun momento di tensione. Un doppio comizio ha ricevuto l’applauso dei presenti, accompagnati da striscioni e cartelli, per ricordare anche El Hadji, altro immigrato (malato d’asma) lasciato morire lo scorso 12 dicembre a Brescia, in una cella. “Basta razzismo, no alla violenza! Siamo tutti Imad!”, sono stati i cori che hanno seguito le dichiarazioni via megafono che hanno attirato l’attenzione anche dei tanti curiosi che in quel momento si sono trovati nella piazza che dà proprio di fronte ai portici.

“Siamo qui per testimoniare la nostra solidarietà nei confronti di questo giovane 19enne, un bravo ragazzo – spiega Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per Tutti – che ha sempre lavorato, ha studiato alla scuola alberghiera e ha fatto altre stagioni in diversi ristoranti gardesani. In questo ristorante (Gattopardo, ndr) ha lavorato per sei o sette mesi ma aveva poi deciso di tornare in Marocco per passare il ramadan con i genitori e il resto della famiglia. Lui ha semplicemente chiesto che gli venisse corrisposta la sua paga e quel poco di indennità di liquidazione che aveva maturato nei pochi mesi di lavoro, una somma non certo elevata, poco meno di 1200 euro”.

“Si è presentato con una consulente Cgil – prosegue Gobbi – per risolvere il tutto senza ricorrere ai giudici, senza arrivare a una vertenza, per risolvere la cosa in maniera consensuale. Al posto di ricevere un assegno ha ricevuto dei colpi di pistola: è un fatto gravissimo e noi pensiamo (purtroppo!) che non sia da attribuire solo a un pazzo criminale ma che questo sia stato determinato da una logica da padroni delle fabbriche del vapore, da una mentalità razzista e xenofoba che individua negli immigrati una forza lavoro di carattere semi schiavistico. Siamo qua per testimoniare vicinanza alla famiglia ma anche per protestare contro questo clima di razzismo e xenofobia, i veri frutti avvelenati di questo clima”.

In Italia spesso infatti la memoria storica è più breve di quanto sembra, e nessuno ricorda, o meglio nessuno vuole ricordare, dei circa 30 milioni di migranti che dal nostro Paese si sono allontanati per cercare fortuna all’estero, dal Belgio alla Germania, dagli Usa all’Argentina. “Noi rifiutiamo e combattiamo questo genere di logica – conclude Gobbi – e vogliamo contestare le politiche di Lega Nord e del Governo in particolare, che cerca di scaricare sugli immigrati un malessere sociale invece determinato da una crisi economica in cui gli immigrati non hanno alcuna responsabilità ma sono anche loro vittime, come tutti i lavoratori, i precari, i pensionati e gli studenti..”.

In un’Italia a crescita zero, e in recessione demografica, l’immigrazione rimane una delle poche risorse della nostra declinante penisola.

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