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Il decalogo del buon pescatore: «Siamo le sentinelle del lago»

Dieci punti semplici e chiari, e nemmeno troppo impegnativi: le dieci regole (quasi) perfette per ogni pescatore dilettante, e valgono per il lago di Garda ma pure per il lago d'Iseo. In memoria di Robert Hughes

Ci siamo fatti un breve viaggio, tra le sponde del lago di Garda, abbiamo incontrato diversi pescatori dilettanti, di tutte le età, abbiamo parlato con loro. E ne abbiamo ricavato questo decalogo.

Il pescatore..

1. Deve essere la sentinella delle sponde, e del lago. Deve segnalare qualsiasi forma o tipo di inquinamento

2. Deve lasciare pulito il luogo in cui si ferma per pescare

3. Non deve dare da mangiare alimenti di produzione ‘umana’ ad anatre, cigni ed affini, perché saturi di zuccheri, grassi e conservanti. Gli animali si devono nutrire solo di quanto sono in grado di offrire la flora e la fauna lacustri

4. Deve pescare con gli strumenti consentiti (canna, lenza e ami) senza ricorrere a guadini, bilancini, ancorette da strascico, fiocine.. La lotta con il pesce deve essere una lotta ad armi pari

5. Deve rispettare i divieti imposti per ogni singola specie di pesce, dalla lunghezza del pescato e fino ai divieti nei periodi di ‘frega’

6. Deve tenere solo il pesce che poi mangerà. Il resto va slamato con cura e delicatezza, e poi rimesso in acqua. E’ inutile pescare per poi buttare quanto pescato nella spazzatura.

7. Anguille e alborelle sono vietate per tutto il 2012, e per tutto il 2013

8. Non deve introdurre nelle acque lacustri specie di pesci che non sono già presenti, magari pescate in laghetti a pagamento (pesci gatto americani o africani ma anche tartarughe)

9. Non deve correre rischi per la propria incolumità, e stazionare in zone pericolose (vedi scogliere)

10. Se pesca in barca non deve star troppo vicino a riva: i movimenti d’acqua derivati dalla barca e dal motore possono danneggiare i fondali e creare problemi per la futura deposizione delle uova

Fin qui tutto chiaro, e nemmeno troppo impegnativo. Tanto vale allora soffermarsi ancora un poco, e riflettere prendendo in prestito le parole del provocatore Robert Hughes, scomparso nell’agosto scorso e autore del memorabile ‘La filosofia della sardina. Riflessioni di un pescatore mediocre’.

La pesca è molto più di una passione, è una filosofia di vita, un modo speciale per entrare in contatto con sé stessi e con il mondo. Il rapporto tra l’uomo e il pesce è un’attrazione fatale dietro cui si nasconde il grande legame con la natura, e la fascinazione profonda del mare. […] Le acque ci insegnano che non siamo i signori dell’universo, e che le altre creature non sono nostri vassalli o schiavi. Il racconto della creazione della Genesi – Dio che conferisce all’uomo la signoria sulla Terra e su tutte le creature in esse comprese – è diventato uno dei miti più distruttivi che siano mai gravati sulla mente umana. Noi facciamo parte di una catena vitale, o piuttosto di una rete dai vasti intrecci, la cui integrità violiamo a nostro pericolo, come individui e come specie”. Forse un po’ epico, ma maledettamente vero.

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