Cronaca

“Avviso posti di blocco”: nei guai i fondatori del gruppo Whatsapp

Tre amici hanno creato e gestito un gruppo su Whatsapp per la segnalazione di posti di blocco: denunciati per interruzione di pubblico servizio, rischiano una condanna.

Per evitare il ritiro della patente in caso di sbornia, o una multa per eccesso di velocità, tre giovani valsabbini hanno pensato bene di utilizzare i loro smartphone. Come? Creando un gruppo su Whatsapp ed iscrivendoci 250 persone, il massimo consentito dal servizio. Tutto funzionava a dovere, fino a che qualcuno ha segnalato l’iniziativa alle forze dell’ordine, che hanno immediatamente individuato i responsabili e fatto chiudere il gruppo. Il perché è presto spiegato: interruzione di pubblico servizio. 

Il funzionamento del gruppo (inizialmente si chiamava «Avviso posti di blocco», poi, in forma meno appariscente, ma con la stessa finalità, «Avviso incidenti») era tanto semplice quanto efficace: quando qualcuno degli iscritti si imbatteva in un posto di blocco lungo le strade della Valle, lo segnalava a tutti gli altri, scrivendo con precisione dove si trovava la pattuglia. Certo l’intento con cui è nato non era questo, però non è difficile ipotizzare un uso diverso, ben più grave: evitare controlli in caso di reati ben più gravi, come lo spaccio. 

Uno dei tre fermati, un 30enne di Vestone, avrebbe ammesso di avere compiuto una sciocchezza, sottovalutando le conseguenze della sua idea. Idea che stava funzionando alla grande, ed aveva portato alla creazione di un secondo, e poi di un terzo gruppo, e poi ancora di gruppi suddivisi per zone geografiche, Valle del Chiese, Media e Bassa Valle, etc. Anzi, pare che addirittura, come spiegato sulle colonne dl Giornale di Brescia che riporta la notizia, vi fossero liste d’attesa di persone interessate ad entrare nei gruppi non appena uno dei 250 membri ne usciva. 

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