Green Hill: i pm pensano di trasferire i cuccioli dalla struttura

Il pm Ambrogio Cassiani e il procuratore aggiunto Sandro Raimondi stanno studiando la possibilità di un affidamento che permetta di consegnare i segugi in un'unica soluzione a un solo custode. Si pensa a un'associazione di provata affidabilità

La Procura di Brescia sta pensando come trovare una nuova casa ai 2700 beagle sequestrati da mercoledì nell'allevamento di Green Hill a Montichiari. Negli uffici di via Gambara si mantiene riserbo sulle ipotesi prese in considerazione, perché il pm Ambrogio Cassiani e il procuratore aggiunto Sandro Raimondi non si nascondono che il problema è giuridicamente e logisticamente di non poco conto: bisogna studiare la possibilità di un affidamento che permetta di consegnare i segugi in un'unica soluzione a un solo custode. Potrebbe trattarsi di un'associazione di provata esperienza e affidabilità.

L'azienda di Montichiari, però, passa al contrattacco: "Nei prossimi giorni presenteremo ricorso contro un decreto di sequestro probatorio che non prende in considerazione l'esito delle innumerevoli ispezioni che hanno confermato la regolarità delle attività svolte all'interno del nostro allevamento".

E Green Hill spiega anche il perché: "Il paradosso di questo provvedimento è dimostrato dalla deriva di un sequestro nato per fare un'ulteriore verifica delle attività svolte e utilizzato invece per alimentare un processo di piazza attraverso la fuga di notizie frammentate o infondate.

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Esistono normative italiane ed europee che regolano l'allevamento degli animali e la sperimentazione animale. Il nostro compito è quello di rispettare queste normative, e non quello di rispondere alle provocazioni e alle illazioni di chi le ignora o le vuole stravolgere".

Dopo il sequestro, le indagini proseguono con la valutazione degli elementi che gli agenti del Corpo forestale e della Digos della Questura di Brescia hanno raccolto. Andranno confrontati con le relazioni di cinque veterinari, nominati da consulenti dei pm, incaricati di verificare le condizioni e la destinazione dei beagle allevati nei cinque capannoni. Dovranno anche occuparsi degli accertamenti disposti su un centinaio di carcasse nelle celle frigorifere di Green Hill.

Celle previste dalle normative che servono a conservare le carcasse dei cani morti per cause naturali in attesa del loro smaltimento e che già comparivano nel provvedimento con cui il gip di Brescia archiviava una prima volta un'inchiesta sull'allevamento.

"Le carcasse - scriveva il giudice prima che la Procura chiedesse la riapertura delle indagini sulla scorta di nuovi elementi - erano state dissequestrate dal pm dal momento che gli accertamenti svolti avevano consentito di stabilire che i cani deceduti rientravano statisticamente nella naturale mortalità che caratterizza un allevamento di dimensioni di quello gestito dalla Green Hill 2010 srl".

Ora i pm, in questa rilettura dell'inchiesta, intendono accertare se alcuni animali non siano stati soppressi perché malati senza che si sia provveduti a cercare di curarli (pm potrebbero formulare il reato di uccisione non necessaria di animali).

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