Cronaca

Le due vite di Sara: dal mare con la parrocchia al martirio in nome di Allah

A Monticelli Brusati tutti sapevano della conversione all'Islam di Sara Pilè, ma nessuno sospettava nulla. Il padre, totalmente estraneo alla vicenda, aveva cacciato di casa il tunisino sposato dalla figlia

Foto di repertorio

Tutti sapevano della conversione all'Islam, ma nessuno sospettava che Sara Pilè, la 25enne fermata dalla Digos con l'accusa di addestramento con finalità di terrorismo, avesse sposato la causa jihadista e fosse pronta al martirio.

La notizia ha sorpreso gli abitanti di Monticelli Brusati, piccolo comune che domina i vitigni franciacortini. Nei bar, nei supermercati e nei negozi non si parla d'altro, ma solo a telecamere e microfoni spenti. Anche i parenti della 25enne, che risiedeva ancora con i genitori, si sono chiusi dietro ai muri della propria villetta e non vogliono rilasciare dichiarazioni.  

Una famiglia conosciuta e perbene, quella di Sara: “I genitori sono due brave persone, gran lavoratori”, fa sapere  Don Luigi Mensi, parroco del paese. Il padre della ragazza, Giuseppe Pilè (totalmente estraneo alla vicenda), è molto conosciuto nella zona: anni fa ha fondato l'azienda di famiglia che produce porte e finestre in legno, in cui lavorano i due fratelli maggiori di Sara e dove avrebbe  trovato occupazione per un periodo anche il marito della giovane, Sagrari Naim, per il quale il Ministero dell'Interno ha disposto l'espulsione dall'Italia.

Dopo ll matrimonio, Sara e Sagrari hanno vissuto nella villa di famiglia, prima che il padre di lei cacciasse di casa il 30enne tunisino. Stando ai racconti dei vicini e dei conoscenti, la 25enne sarebbe radicalmente cambiata dopo aver incontrato il suo futuro marito. Una conoscenza che sembra aver fatto da spartiacque nella vita della giovane: una ragazza solare e estroversa prima, una giovane donna schiva e riservata poi. Per 'amore' del tunisino, la 25enne aveva abbandonato non solo le convinzioni religiose, ma anche il lavoro alla pasticceria e le amicizie di una vita. 

"Conosco Sara fin da quando era piccola – racconta don Luigi Mensi – frequentava l'oratorio e la chiesa, mi ricordo ancora il giorno che l'ho cresimata, nel 2005. Da ragazzina ha partecipato spesso alle vacanze organizzate dalla parrocchia, per tre anni è venuta al mare con noi. Me la ricordo come una ragazza molto serena, solare e spigliata: non aveva problemi e amava stare in compagnia. Poi, come tanti giovani, a 14 anni ha smesso di frequentare la parrocchia, ma la vedevo in giro per il paese ed è sempre stata gentile e cortese nei miei confronti.”

Un cambiamento, quello di Sara, che è avvenuto sotto gli occhi di tutti i residenti del comune franciacortino: “La vedevo uscire completamente bardata – racconta una vicina di casa –  e mi chiedevo come facesse a guidare con il viso coperto dal velo”. 

"L'ultima volta che ho visto Sara è stato poche settimane fa – riferisce ancora  il parroco di Monticelli –. L'ho incontrata in posta: aveva un abito lungo, ma il viso era scoperto; io l'ho salutata e lei ha contraccambiato, ma non ci siamo detti null'altro. Sapevo della sua conversione religiosa, ma di certo nulla faceva presagire che fosse vicina agli ambienti terroristici: la comunità è scossa e molto amareggiata.”

Su un punto le voci del paese sono unanimi: la 25enne sarebbe stata fortemente condizionata dal marito. Il commento lapidario di un vicino: “Per lui ha completamente perso la testa, così ha potuto approfittarne per plasmarla a immagine del suo fanatismo".

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