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Ciao Giulia, al Magazzino 47: «Potrai seguire il sole, tutte le volte che vuoi»

Al centro sociale di Via Industriale il saluto degli amici e dei compagni, dei familiari e di tutti quelli che se anche non la conoscevano hanno voluto portarle rispetto. Poi il viaggio della salma, tra lacrime e applausi

Come voleva lei, al Magazzino 47, il centro sociale di Giulia, con tutti i compagni e gli amici, la sua famiglia, per salutarla ancora una volta, e il silenzio che viene sopraffatto dalla musica, solo per pochi istanti, le sue immagini proiettate, la sua voce che ritorna dagli archivi della Radio. “Difficile trovare le parole – si dice al microfono – Qui abbiamo lottato e qui abbiamo vissuto, nella nostra frenetica inesperienza. Qui ci scambiavamo parole, gioie ed emozioni. Ora ti cerchiamo, in tutto quello che ci hai lasciato, nella tua ostinazione e nella tua tenacia, nel tuo coraggio e nella tua determinazione. Beni preziosissimi per noi, le tue sorelle e i tuoi fratelli, in un colpo solo ci hai steso tutti quanti, guardiamo tutti nel vuoto”.

Le canzoni, quelle che piacevano a lei, il pianto spezzato dalle parole, e “chi più di noi può capirti, sei una dei nostri”, con quella “scintilla comune”, la necessità di sognare, di “costruire un mondo diverso, nei tuoi occhi, nei tuoi viaggi, nella tua ingenuità”. Una storia “agghiacciante e incredibile”, e poi i ricordi e i frammenti, “non eri una semplice amica, eri una compagna”, l’orgoglio della famiglia, la sua avventura nella militanza e nell’impegno politico, nella sua “lucida follia” per “costruire quel mondo più giusto che abbiamo immaginato con te”.


Le parole e il silenzio, ancora e ancora, poi di nuovo quelle note, quegli Assalti Frontali che cantano di “un posto speciale”, dove “ogni giorno qualcosa nasce e qualcosa muore”, perché, lo ripetono dal microfono, “ogni persona che passa lascia un segno, un insegnamento”, Giulia che “potrai seguire il sole di mattina e di sera”, Giulia che “il tuo nome sarà sempre pronunciato, senza enfasi e senza tristezza”. In fondo è anche una storia d’amore, e tra le lacrime lo dice anche la madre: “Questa era la tua seconda casa, questi sono ragazzi meravigliosi”.

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