Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

La tappa a Cannes, la visita all’acquario: la vacanza in famiglia di Bozzoli prima della fuga

I dettagli emersi dal racconto della compagna ai carabinieri

Una vacanza programmata da tempo, con tanto di albergo prenotato dal 20 al 30 giugno, che è però finita con una tra le più clamorose latitanze. A rivelare i dettagli del viaggio di Giacomo Bozzoli, all’epoca non ancora ricercato internazionale, è la compagna Antonella Colossi.
Tra i molti "non ricordo" e "non so",  la donna di 41 anni avrebbe anche raccontato alcune delle tappe di quella che, a tutti gli effetti, resterà l’ultima vacanza con il compagno e il padre di suo figlio.

Stando a quanto riferito dall’imprenditrice - sentita dai militari, in qualità di persona informata sui fatti, al ritorno in Italia - sulla Maserati Levante transitata sotto le telecamere di Manerba e Desenzano all’alba del 23 giugno c’era l’intera famiglia. Proprio a bordo del Suv di lusso avrebbero poi raggiunto la Costa Azzurra e trascorso una notte a Cannes. Prima di raggiungere Marbella, località della Spagna del Sud dove sono stati almeno fino al 30 giugno, avrebbero pure fatto un tappa a Valencia per visitare l’acquario.

"È stato uno shock parlare con nostro figlio"

Una vacanza qualsiasi, almeno fino al tardo pomeriggio del primo luglio, quando la Cassazione ha rigettato il ricorso dei legali di Giacomo Bozzoli, rendendo così definitiva la condanna all’ergastolo per l’omicidio e la distruzione del cadavere dello zio Mario. La mattina del 2 luglio la famiglia si è divisa per sempre: mamma e figlio sarebbero rimasti altri giorni a Marbella prima del rientro a Brescia, avvenuto venerdì 5 luglio, mentre Bozzoli si è allontanato da solo per evitare il carcere. Perché la 41enne e il figlio abbiano allungato la permanenza in Spagna resta però un mistero: Colossi avrebbe dato risposte vaghe ai militari. Potrebbe averlo fatto per cercare di proteggere il bambino dal clamore mediatico inevitabilmente suscitato dalla vicenda e dargli il tempo di riprendersi dallo shock dell’allontanamento del padre, come pure per agevolare la fuga di Bozzoli e dargli giorni di vantaggio sugli inquirenti. Sono solo supposizioni, ma c’è anche una conferma: secondo l’agenzia di stampa Ansa, il 39enne e la 41enne avrebbero parlato con il figlio, spiegandogli cosa stava succedendo. "È stato uno shock dover dire che il padre si sarebbe allontanato", avrebbe detto Colossi ai militari. 

L'ipotesi del depistaggio

Il suo racconto è al vaglio: non ci sarebbero evidenze e prove certe che Bozzoli fosse effettivamente insieme a moglie e figlio a Marbella. Insomma, potrebbe trattarsi di un tentativo di depistaggio.

La fuga del 39enne, condannato per aver ucciso e gettato in un forno lo zio, nel frattempo continua. La scelta di Marbella potrebbe non essere affatto casuale, ma parte di un piano di emergenza studiato da mesi, se non da anni.  La località balneare è vicinissima allo stretto di Gibilterra, punto strategico per raggiungere il Marocco e il continente africano e poi rifugiarsi a Capo Verde o alle Seychelles, come in Madagascar o in Namibia: sono i Paesi africani in cui non valgono gli accordi di estradizione e quindi luoghi ideali per chi tenta di sfuggire al carcere a vita.

Il passaporto d'oro

Bozzoli potrebbe pure aver raggiunto uno dei tanti Stati in cui la cittadinanza si può comprare, a fronte di un investimento: paradisi fiscali (e non solo) dove hanno già trovato riparo altri latitanti. Il 39enne può contare su conoscenze e appoggi internazionali, grazie al lavoro nell’impresa siderurgica di famiglia, e su disponibilità economiche notevoli: la sua latitanza potrebbe non avere i giorni contati.

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