Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Bozzoli ripreso dalle telecamere dell'hotel: il cerchio inizia stringersi

I fotogrammi dell’albergo di Marbella confermano il passaggio del 39enne ancora latitante

Il puzzle è ancora tutto ammucchiato sul tavolo, ancora da ricomporre. Finalmente, però, un primo tassello ha trovato il suo posto: Giacomo Bozzoli è passato veramente nel sud della Spagna. Prima la testimonianza dell’addetta alla reception di un resort di lusso di Marbella, poi i frame delle telecamere della struttura che lo immortalano, insieme alla compagna e al figlio, nella struttura. È la conferma che gli inquirenti aspettavano: il 30 giugno il 39enne, che sta scappando da una condanna all’ergastolo per l’uccisione dello zio Mario Bozzoli, era nella località balneare spagnola.

Provate a prendermi: la fuga e i misteri di Bozzoli, dall'Africa in yacht ai Balcani

Le immagini sono state mandate in onda dal Tg1: la procura di Brescia, che attraverso rogatorie ha chiesto l'acquisizione dei filmati del resort Hard Rock, aspetta di visionare tutto. È forse il primo punto fermo delle complesse indagini per trovare l’imprenditore sparito nel nulla dopo la sentenza della Corte di cassazione, arrivata nel tardo pomeriggio del primo luglio, che lo ha condannato al carcere a vita. Per la giustizia italiana, il 39enne uccise Mario Bozzoli all'interno della fonderia di Marcheno,  per via di dissidi in merito alla gestione economica dell’azienda: i nipoti, infatti, tendevano a risparmiare sui costi e a gonfiare le fatture. Giacomo Bozzoli viene definito dai magistrati nelle motivazioni della sentenza "un violento e prevaricatore: odiava lo zio e voleva ucciderlo, pianificava la sua morte da anni nei minimi dettagli".

Le ricerche

L'Interpol, che coordina la rogatoria della magistratura italiana che dà la caccia al latitante, ha esteso le ricerche anche in Sudamerica, dove l'uomo potrebbe essersi rifugiato sotto falsa identità con un passaporto contraffatto. Le indagini si muovono su due piani: quello internazionale per la cattura e quello nazionale per cercare di scoprire chi potrebbe avergli fornito un passaporto falso con cui espatriare e fornito appoggi.

Ancora nessuna traccia della Maserati Levante a bordo della quale, stando a quanto raccontato dalla  compagna, la famiglia avrebbe lasciato Soiano del Lago, dove vivono, lo scorso 23 giugno, per raggiungere prima Cannes, poi Valencia e infine Marbella. La compagna Antonella Colossi e il figlio sono rientrati a Brescia venerdì 5 luglio. Gli inquirenti sospettano che il loro ritorno, dopo due giorni di vuoto in cui lei non risulta registrata in nessun albergo in Spagna, sia avvenuto soltanto quando Giacomo Bozzoli l'ha avvertita che la sua fuga stava proseguendo nel migliore dei modi. Di quei giorni la donna dice di non ricordare nulla: sotto shock per la sentenza, ha spiegato di aver perso la memoria.

I paradisi fiscali e il suv che non si trova

Tra le tante ipotesi sul luogo in cui potrebbe essere adesso Bozzoli, ci sono anche i paradisi fiscali: da Capo Verde fino alla vicina Svizzera dove l'imprenditore - che anche a processo non ha mai nascosto di maneggiare "nero" in abbondanza per via del lavoro nel campo dei metalli ferrosi - potrebbe aver trasferito capitali nell'arco di quasi un decennio, costruendosi così un tesoretto da sfruttare per vivere lontano dall'Italia. Certo è che, potenzialmente, per studiare il piano di fuga e preparare la latitanza Bozzoli ha potuto beneficiare di molto tempo, di un patrimonio occulto che potrebbe aver depositato all'estero da anni, di relazioni internazionali fitte grazie all'impresa siderurgica di famiglia e al commercio di materiali ferrosi.

Potrebbe, soprattutto, aver puntato a nascondersi in nazioni extra Ue dove l'estradizione non è scontata. Nei giorni scorsi sono circolate indiscrezioni e voci di ogni tipo, anche quella secondo cui quella della Spagna sarebbe una elaborata messa in scena, per sviare tutti e coprire, invece, la vera fuga di Bozzoli verso il Montenegro o l'Albania, nella direzione opposta. Piste scartate grazie alla conferma della sua presenza a Marbella.  La località balneare spagnola è un punto strategico per raggiungere rapidamente e velocemente il Marocco e per trovare un rifugio sicuro nei quattro paesi africani che non concedono l’estradizione.

 


 

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