Georges Mathieu: «Impulso e vitalità nella sua arte globale»

In esposizione alla Galleria Agnellini opere significative del produttivo ventennio che va dal 1947 al 1968. Abbiamo intervistato la curatrice della mostra Dominique Stella: "Mathieu espressione dello spirito dell'arte"

Per un osservatore comune è davvero difficile trovarsi di fronte alle opere di un artista come Georges Mathieu senza che esse smuovano qualcosa nel nostro inconscio. Artista a dir poco eclettico, considerato primo fondatore dell’abstraction lyrique, ha fatto della sua impulsività e della sua ricerca della spiritualità i cavalli di battaglia di un modo e un metodo di dipingere (ma non solo) che senza voler esagerare ha fatto scuola. Girovago moderno nel mondo moderno, ha dipinto in tutto il pianeta, in lungo e in largo, dagli States al Libano, dal Brasile alle aree più remote dell’Asia orientale.

Il confronto più naturale non può che essere con la pittura made in Usa del primo dopoguerra. “Georges Mathieu è senza dubbio uno dei primi artisti performer – racconta a BresciaToday la curatrice della mostra, nonché direttrice artistica della Galleria Agnellini Dominique Stella – Si esprime con la pittura ma si esprime col corpo, è il vero precursore degli artisti americani alla Pollock, è stato lui a farli scoprire in Europa. Mathieu riconosce l’avanguardia americana, è molto generoso, anche se il loro modo di esprimersi è diverso, come diverso è l’intento”.

Una pura contrapposizione, artistica e mentale: “Gli americani sono molto più concreti nella loro fisicità, Mathieu è solo mentale, la sua è un’espressione lirica, la rappresentazione di un sentimento molto europeo della cultura. Nell’arte non vede la materia, vede lo spirito: gli artisti americani del periodo invece vedono il ‘materico’, il rapporto ma anche il confronto con la tela, un pensiero totalmente diverso”. Alla Galleria Agnellini di Via Soldini dal 15 ottobre al 12 aprile 2012 saranno esposte 25 opere di Georges Mathieu, del periodo che va dal 1948 al 1969, un ventennio che ben rappresenta le tappe principali e l’evoluzione del suo linguaggio creativo.

Da Illusion del 1948 a Petit Violet del 1958, dallo spirituale The Ark of God is sent to Ekkron al Frigidaire, un frigorifero i cui pannelli sono stati dipinti a olio. Ma perché proprio questi 20 anni? “Questo è un ventennio fondamentale per l’arte di Mathieu, anche se poi ha sempre continuato a dipingere mantenendo la propria vivacità e la propria vitalità. Nella sua evoluzione artistica la sua vitalità non cambia, periodi diversi ma espressioni sempre uguali, come la sua gestualità, la sua voglia di dipingere in pubblico, e con questa velocità! Lui lo negherà sempre, ma lo spettacolo fa parte della vita, non è più un gesto artistico”.

Il gallery manager Roberto Agnellini ci mostra in anteprima le pagine che comporranno il catalogo della mostra, una monografia bilingue di circa 250 pagine in cui ogni opera è corredata di scheda tecnica, con testi e commenti della stessa Dominique Stella, di Giampietro Guiotto, della giovane Francesca Zappia, una cronologia di Daniel Abadie, la prefazione importantissima di Gerard Xuriguera, uno dei più importanti critici di Mathieu. La forza del performer francese nato a Bolougne-sur-Mer nel 1921 la si vede opera dopo opera, dipinto dopo dipinto, una forza spirituale ed espressiva figlia di una positività impellente e dirompente.

“Mathieu vuole annegare la costruzione dell’opera – continua Dominque Stella – Lui è contrario all’edificazione, alla costruzione. L’espressione vitale dell’essere è l’essenzialità del gesto, attraverso la pittura che esce direttamente dal tubetto per esempio, l’espressione vitale di un corpo. Vuole annullare tutta quella che è la costruzione intellettuale dell’arte, rinnega Descartes e rinnega il Rinascimento, nega tutti i rapporti dell’arte con le sue più antiche costrizioni. Ma in questo è positivo, lui vuole ridare speranza al mondo e a tutto quello che è stato annientato dalla guerra”.

Perché l’arte è vita: “Non è religioso ma allo stesso tempo è molto spirituale. Ha il suo mondo di riferimento ma è anarchico, senza però voler tagliare i suoi saldi legami con la storia. Mathieu vuole creare dei nuovi riferimenti, dei riferimenti costruttivi, nell’educazione, nella società.. Lui comprende prima di altri quanto l’arte sia globale, quanto l’arte sia vitale. L’uomo fa parte del mondo, l’arte fa parte del mondo, l’arte fa parte della vita”.

La mostra verrà presentata in anteprima il 27 settembre, a Milano, presso il Centre Culturel Francais de Milan.

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