Cronaca Gavardo

Gavardo: addio a Orazio Bonvicini, reduce della battaglia di El Alamein

Di lui rimarrà in eterno la sua testimonianza dal fronte

Soldati ad El-Alamein (foto d'archivio)

Si è spento a Gavardo uno degli ultimi reduci italiani della battaglia di El Alamein: Orazio Bonvicini, classe 1921 e 100 anni da compiere a ottobre, è morto a casa nell'abbraccio dei familiari, e poi trasferito alla Rsa Elisa Baldo per la camera ardente. Il funerale sarà celebrato lunedì pomeriggio alle 16 nella parrocchiale del paese: lascia l'amata moglie Lisa, i figli Angelo, Nadia, Irene, Bruno, Marisa e Roberto, tanti nipoti tra cui l'ex sindaco di Serle Paolo Bonvicini.

Di lui rimarrà in eterno la sua testimonianza dal fronte: venne chiamato alle armi a nemmeno 20 anni, nel gennaio del 1941, solo pochi mesi più tardi era già in Nord Africa. Faceva parte del XIII Battaglione Ariete, e con lui c'erano anche altri bresciani (da Passirano e Gavardo) e non tutti ce l'hanno fatta anzi, venne catturato dagli inglesi il 5 novembre del 1942, rimase prigioniero per oltre due anni, una vita di fame e stenti finché – dopo la caduta del fascismo – divenne collaboratore dell'esercito britannico, come tutti i suoi commilitoni.

In servizio per gli inglesi, guidava gli autobus dei soldati: tra i ricordi indelebili anche l'incontro con un generale americano ma di origini bergamasche (e che parlava ancora in dialetto). Tornerà a casa solo nel 1946, quattro anni dopo la sua cattura: il viaggio a bordo di una nave con 600 altri soldati italiani.


Tornato a Gavardo, farà il muratore fino alla pensione. Per la vicinanza mostrata in questi anni, la famiglia non chiede fiori ma offerte all'Associazione volontari gavardesi. La battaglia di El Alamein combattuta da Bonvicini, fu la seconda negli stessi territori (in Egitto) ma la più drammatica: da una parte i nazi-fascisti guidati da Erwin Rommel, dall'altra gli inglesi. Fu un massacro, come tante altre volte nel conflitto mondiale: in un paio di settimane tra le parti si contarono tra i 20 e i 30mila morti.

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