Cronaca Via Dossolo

Gavardo, l'addio a Emanuele Ghidini: «Di te ci mancherà tutto»

In centinaia e centinaia al funerale di Emanuele Ghidini, morto annegato a Gavardo nel buio di una fredda domenica. Dalla parrocchia il ricordo commosso degli amici e dei parenti

In centinaia ai funerali di Emanuele Ghidini - Foto © Gatta/BresciaToday.it

In centinaia, e centinaia. Molti di loro ancora con lo zaino in spalla, accorsi da tutta Gavardo, e dintorni, per salutare, per l’ultima volta, Emanuele Ghidini. Morto a 16 anni in una notte ‘assurda’, inghiottito per sempre dalle acque del Chiese, mentre stava rientrando da una festa. Era passato da casa, si dice, era uscito di nuovo, ha preso la rincorsa per quel salto nel vuoto che ha così spezzato la sua giovane vita.

Il corteo parte proprio da casa sua, nel silenzio di un’intera comunità. Si sente perfino il rumore dei passi, dei tantissimi che hanno raggiunto la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo: altissima nelle sue mura, piena fino all’inverosimile. Appena dietro la piccola bara bianca, a testa bassa e con gli occhi socchiusi e pieni di lacrime, anche papà Giampietro e mamma Serenella.

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Parlano i suoi amici, i suoi compagni di scuola. Tra una lettura del Vangelo e un’antica citazione, “chi crede in me anche se muore vivrà”. Tocca poi a don Giacomo, e alla sua esperienza decennale, tirare le fila di una folla commossa, ma arrabbiata. “Morire a 16 anni non è giusto per nessuno – così prosegue l’omelia – Una delle situazioni più dolorose per la famiglia, e per un’intera comunità”.

Le ricerche del corpo, alla disperata, che continuavano anche mentre in paese, in quella maledetta domenica, si celebrava ancora la messa. “Forse la cosa migliore è il silenzio – continua il parroco – Sono sacerdote da tanti anni, ho visto tante vite spezzate troppo presto. E non ho mai trovato un perché, per giustificare queste morti, che mi acquietasse anche un poco l’anima”.

La morte di Emanuele arrivata all’improvviso, “come una sberla”. Lui che era ancora adolescente, “così bello anche nel pieno delle sue mattate, dei suoi disastri, la vera bellezza del non compiuto”. Adolescenti che “odorano di latte e di sfida”, si trovano spesso davanti ad un bivio: “Ma non fermatevi ai sentimenti – spiega don Giuliano – La vita è un’avventura perché con sé porta una meta, sogni e progetti”.

“Dovete rispondere a questa società che vi tratta come merce, vi offre illusioni, vi ammucchia in discoteca, vi offre libertà effimere. Per scacciare ogni paura, e ogni tentazione, dovete vivere una vita d’impegno. L’unico senso della vita umana”. Don Giuliano la salma l’ha vista, racconta, appoggiata sul lettino, nella camera mortuaria.

“Emanuele aveva le braccia distese, come se volesse abbracciare qualcuno. Forse la mamma, forse il papà. O forse tutti noi”. E l’abbraccio degli amici arriva anche da lontano, chi da Facebook anche oggi ha ricordato “il suo viso sempre sorridente”, i suoi occhi verdi “su cui era adagiato il suo cespuglio di riccioli”. Poi nelle lacrime, nei singhiozzi, nello striscione che lo dice chiaro, “l’amicizia dura oltre la morte”.

O quell’altro striscione, appeso proprio sul ponte della tragedia, dove le acque scorrono sempre veloci, in quella notte che si è fatta più buia di tutte. “Ciao Emanuele, ci mancherai”.


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