Vendemmia in Franciacorta: allarme caporalato

Una nota diffusa dalla Cisl denuncia il diffondersi della pratica del caporalato in Franciacorta. Pullman provenienti soprattutto dai paesi dell'est stanno portando nella zona manodopera sottopagata da sfruttare nei vigneti

Lo sfruttamento dei braccianti e della manodopera straniera riguarda anche il Nord, e una terra ricca e fiorente come la Franciacorta. Perchè i soldi, si sa, non guardano in faccia nessuno. Poi, in Italia, terra dell’irregolarità regolare, il caporalato sopravvive perchè la legge non punisce in maniera esemplare i suoi protagonisti, considerandlo solamente reato amministrativo: quindi punibile con una semplice sanzione amministrativa.

A denunciare la Rosarno del bollicine è una nota della Cisl, sindacato molto attivo nella zona: “In questa terra di colline di vigneti la cui fama va ormai ben oltre i confini nazionali. Accanto ad un welfare sociale evoluto rischiano di attecchire realtà nascoste di sfruttamento e illegalità. Caporali singoli o bande organizzate si spartiscono l’intermediazione illegale di manodopera tra coltivatori e lavoratori, tra i meleti e le vigne del Nord”.

“Sicuramente”, continua il sindacato, “i numeri sono modesti se apportati con quelli della Puglia o della Calabria ma questo non sminuisce la gravità di quanto sta succedendo e non permette di ignorare un fenomeno per nulla accidentale. La Franciacorta, dove sono allineate viti con una produzione che per qualità fa concorrenza ai territori dello Champagne, non devono trasformarsi in colline di schiavitù”.

La Cisl fa notare come le denunce a mezza voce si stiano moltiplicando: “per la raccolta dell’uva di Franciacorta, per quella che si prospetta come una generosa vendemmia, si stanno organizzando pullman di lavoratori dai Paesi dell’Est Europa, soprattutto dalla Polonia e dalla Romania. E fin qui non ci sarebbe niente di strano. Le preoccupazioni nascono sulle condizioni di lavoro che vengono pattuite in queste settimane: per la vendemmia 2011 le aziende vitivinicole si vedono offrire contratti per la raccolta compensati a 15 euro al quintale. Per capire l’assurdità di questo prezzo bisogna considerare che la raccolta media di un lavoratore nelle 8 ore giornaliere non supera i 5 quintali di uva. Facciamo insieme qualche conto. Applicando il contratto provinciale di lavoro dell’agricoltura, un lavoratore costa all’azienda non meno di 10 euro all’ora: lavorando 8 ore al giorno, il costo giornaliero di un lavoratore è dunque di 80 euro. Le “cooperative” dell’Est europeo che si offrono in queste settimane alle aziende della Franciacorta per piazzare i loro lavoratori “si accontenterebbero” invece di 75 euro”.

Dunque, facendo un calcolo molto approssimativo, di questi 75 euro ben 40 dovrebbero essere destinati alle spese di viaggio, al vitto e all’alloggio, dove sta dunque la convenienza di questi viaggi dalla Polonia o dalla Romania? Qual è il tornaconto delle aziende che si avvalgono di queste cooperative?

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“Se qualcuno mi spiega e mi dimostra che è tutto in regola”, continua il segretario generale Daniele Cavalleri, “tutele e dignità della persona come prima cosa, io farò volentieri ammenda. Se poi le rassicurazioni venissero dal Consorzio Vini Franciacorta, che rappresenta l’elite delle aziende vitivinicole franciacortine, credo che tutti potremmo dirci più sereni. Purtroppo, per adesso resta il fondato, fondatissimo timore, che questi zelanti intermediatori di lavoro si siano coperti le spalle con le norme vigenti nel loro paese, ma non certo nel nostro. Ma noi vogliamo che tutti i lavoratori, che qualsiasi lavoratore occupato in Italia, venga trattato secondo la legislazione del lavoro e secondo i contratti di lavoro del nostro Paese, perchè altrimenti il caporalato arriverà sotto le mentite spoglie di “cooperative” alle quali dei valori della cooperazione non interessa niente”.

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