Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Brescia: Francesco Candiloro e Gianenrico Formosa arrestati per concorso in omicidio

Gli arresti nell'indagine denominata "Tabacco selvatico"

Sono accusati di concorso in omicidio per l'esecuzione di Marcello Bruzzese i bresciani Francesco Candiloro, pasticcere residente in città, e Gianenrico Formosa, che abita invece a Flero: insieme a Michelangelo Tripodi e Vincenzo La Rosa avrebbero appunto partecipato all'uccisione del fratello di Girolamo Bruzzese, collaboratore di giustizia ed ex componente della cosca Crea, giudicato un “traditore” dalla 'ndrangheta.

Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: la brutale esecuzione si è compiuta nel giorno di Natale di tre anni fa. Insieme a loro sono stati arrestati altri tre soggetti, tra cui Giuseppe Zappia di Nuvolera, accusato invece di aver detenuto armi comuni e da guerra (pistole e bombe a mano) con la finalità di realizzare un progetto omicidiario. Per la cronaca, Zappia ha negato ogni addebito e tramite il suo legale ha chiesto di essere rimesso in libertà.

Le evidenze raccolte dalla Procura

Non ci sarebbero dubbi, invece, sulle loro responsabilità per la Procura della Repubblica che ha ordinato il loro arresto, nell'ambito della più vasta indagine denominata “Tabacco selvatico”, da cui è emersa un'imponente rete di lavorazione del tabacco e confezionamento di sigarette di contrabbando. “L'esito delle indagini – fa sapere la stessa Procura – ha consentito di raccogliere univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti dei destinatari del fermo, in relazione al reato di detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni e da guerra, finalizzato alla realizzazione di un progetto omicidiario rispetto al quale i predetti sono stati individuati, a vario titolo, quali mandanti ed esecutori materiali”.

E ancora, è stato accertato “il contesto associativo nel quale è stato maturato il progetto, ordito da una famiglia 'ndranghetistica con base nella provincia di Reggio Calabria, in danno di un soggetto pregiudicato di origine calabrese, residente in un'altra provincia del Nord, in passato legato a quella stessa compagine criminale”. Infine, le indagini hanno permesso di evidenziare “l'elevata caratura criminale di taluni dei soggetti coinvolti, pienamente e da tempo inseriti nel contesto economico bresciano, i quali, mantenendo uno stretto legame con il rilevante contesto associativo di origine, partendo da questa provincia hanno pianificato un attentato derivante da antiche faide”.

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