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Morte di Francesca Manfredi: i sei arrestati sono tutti giovanissimi

Un 33enne è accusato di omicidio preterintenzionale: "Le ho iniettato l'eroina perché lo sballo sarebbe stato più forte di quello provocato dal fumarla"

 

La Squadra Mobile di Brescia ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Brescia e coordinata dal Sostituto ProcuratoreBenedetta Callea, nei confronti di 6 giovani, responsabili, a vario titolo, di omicidio preterintenzionale e di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Di questi sei, tre sono de pregiudicati.


L’attività degli investigatori era iniziata il 23 agosto 2020, a seguito della segnalazione pervenuta al 118 del rinvenimento del cadavere di Francesca Manfredi, all’interno della sua abitazione in via Fornaci a Brescia. A chiamare i soccorsi era stata un’amica della defunta, la quale insieme a un 33enne (M.P. le iniziali) aveva tentato invano di rianimarla. 


Tutto ha avuto inizio la sera del 20 agosto, quando Francesca, insieme a M.P., aveva fatto uso di ansiolitici e di alcool. Il giorno seguente entrambi avevano sniffato ketamina, quindi la sera, sempre in compagnia di M.P. e di una sua amica, Francesca aveva fatto uso anche di alcol, cocaina ed hashish.

Ancora, il pomeriggio del 22 agosto i tre avevano consumato ketamina, alcol e – la stessa sera – Francesca e M.P. avevano assunto anche dell'eroina. La dose era stata divisa: M.P. se l'era iniettata metà, mentre l’altra metà era stata in parte fumata da Francesca e in parte assunta per via endovenosa, iniettata alla giovane da M.P.: Francesca mai aveva assunto eroina prima di allora. Dopo l’abuso continuato di sostanze stupefacenti, alcoliche e farmacologiche, i tre erano andati a dormire. 


Intorno alle 3.45, l’amica e M.P. avevano sentito che Francesca aveva un respiro rumoroso, quindi – dopo essersi sincerati che fosse viva – erano tornati a dormire. In particolare, M.P. aveva rassicurato l’amica dicendole che lui si era iniettato una dose doppia di eroina, quindi non ci sarebbero state conseguenze per la 24enne.


La mattina, alle 9, M.P. e l’amica si sono però accorti che Francesca non respirava, tentando invano di praticare i primi soccorsi. A quel punto, hanno chiamato il 118 e – mentre l’amica cercava di rianimare la giovane – M.P. si è allontanato per fare sparire le siringhe usate.

Il referto medico ha evidenziato nel cadavere della ragazza una marcata positività agli oppiacei, alla cocaina, alla ketamina, alle benzodiazepine ed una lieve positività ai cannabinoidi; la causa della morte era avvenuta per arresto cardio-respiratorio terminale, dovuto ad acuta intossicazione di oppiacei e ketamina. 

Oltre a ricostruire gli ultimi giorni prima della tragedia, l’attività degli investigatori della Squadra Mobile è stata volta identificare tutti i soggetti che, a vario titolo, avevano ceduto la droga ai tre giovani.  

È stata così individuata una 25enne (S.R. le iniziali), la quale il 21 ed il 22 il agosto aveva venduto ketamina alla 24enne e a M.P., in un appartamento nella zona nord di Brescia. Nel corso dell’indagine, è emerso che S.R. riforniva costantemente di ketamina e marijuana anche una serie di ragazzi bresciani. 


Gli investigatori hanno ricostruito altre importanti cessioni di stupefacenti e, più in dettaglio, quella avvenuta il 22 agosto alle 21.50 nel Villaggio Prealpino ad opera di H.B., tunisino di 33 anni. Questi, nel corso dell’attività investigativa, è risultato essere uno dei fornitori abituali di Francesca; ne è stata inoltre dimostrata la quotidiana attività di spaccio di eroina e cocaina ad altri giovani, nonostante si trovasse in affidamento in prova. 

Un altro step investigativo ha permesso alla Squadra Mobile di individuare il 28enne T.M., il quale –dalla propria abitazione sita a Coccaglio – ha venduto ketamina a S.R. e ad altri soggetti, nonostante fosse in affidamento in prova ai servizi sociali. È inoltre risultato essere in affari per lo spaccio di droga con F.G., un 31enne albanese. Il 13 ottobre, il personale della Squadra Mobile ha perquisito la casa in cui al momento era presente solo F.G., rinvenendo e sequestrando 3.915 cartoncini (chiamati in gergo 'trip') a forma di francobollo imbevuti di metanfetamine allucinogena, oltre ad altre sostanze (cocaina, hashish, marijuana e popper contenente solvente tossico). Dall’analisi del telefono sequestrato a F.G., è emerso che smerciava anche in proprio i 'trip'. In particolare, in una chat è risultato che – il 13 agosto – aveva ceduto 5 litri di ketamina per 4.500 euro e 200 cartoncini imbevuti di acido allucinogeno.


É stata così ricostruita la meticolosa ed organizzata, nonché molto redditizia, attività di spaccio da parte di H.B., T.M., F.G. e S.R.. Nella vasta platea di clienti, c'era anche la povera Francesca. Diversa invece la posizione di M.P., il quale – iniettando la droga letale alla 24enne "perché lo sballo sarebbe stato più forte di quello provocato dal fumarla" – deve rispondere di omicidio preterintenzionale.

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