Lo straziante addio a Francesca: "Era impossibile non volerti bene"

Chiesa gremita per l'ultimo saluto a Francesca Fantoni, la ragazza brutalmente uccisa dal compaesano Andrea Pavarini

Non resta altro che il silenzio: quello di un paese intero, di una comunità che s'interroga sull'orrore della porta accanto, quello che non ti aspetti, a due passi dalla piazza e dalle giostre. Per questo l'invito del parroco don Franco Degani è quello di non scaricare la responsabilità, di non addossare ad altri l'incubo della banalità del male: “Non possiamo dare la colpa ad altri – ha detto nel corso di una commossa omelia – e alla società, al fatto che è sempre successo, alla scuola, alla famiglia. La colpa è nostra, perché abbiamo cancellato i valori: la vita, la persona, il dialogo, il rispetto, l'accoglienza”.

L'orribile morte di Francesca

Erano in tantissimi domenica pomeriggio nella chiesa di Santo Stefano a Bedizzole per l'ultimo saluto a Francesca Fantoni, la giovane donna di 39 anni che sarebbe stata prima stuprata e poi picchiata a morte e strangolata. L'unico indagato per quanto accaduto è già in carcere: Andrea Pavarini, classe 1988 e 32 anni ancora da compiere, che ha confessato il delitto nel secondo interrogatorio, dopo aver negato tutto in prima battuta.

Una bara bianca è stata accolta da fiori e preghiere, per il suo ingresso in chiesa. Tra le lacrime dei familiari e degli amici di sempre: tutto il paese la conosceva e le voleva bene. Una ragazza felice, dicono, sempre buona con tutti. Dei familiari, ovviamente, non mancava nessuno: la madre Milena, la sorella Elisa che è salita sul pulpito dicendo che “era impossibile non voler bene a Francesca”, e poi la nonna, gli zii, i cugini.

Fiori e preghiere per ricordarla

Il paese è come se si fosse fermato: le serrande abbassate di bar e negozi, le giostre che per qualche ora hanno smesso di girare. Tutto sarebbe cominciato da lì, sabato 25 gennaio. Francesca sarebbe stata uccisa tra le 20.30 e le 22.30, il suo corpo abbandonato al Parco dei Bersaglieri (che a Bedizzole tutti conoscono come il “parchetto”) dopo essere stato brutalmente abusato e martoriato dalle botte. Qui sono stati posati dei fiori, in sua memoria.

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Il suo assassino, Andrea Pavarini, è stato inquadrato dalle telecamere mentre tornava al bar, con la felpa sporca di sangue. Come confermato dall'esame del Dna, era il sangue di Francesca. Pavarini ha negato, almeno all'inizio: poi ha ammesso tutte le sue responsabilità. “In questi giorni molti hanno espresso giudizi e già pronunciato sentenze – ha detto ancora don Franco – ma più che gridare slogan, dovremmo imparare a restare in silenzio, a indagare noi stessi, a cercare le risposte che aiutino a far luce nel buio”. Una mano accarezza il feretro, e spezza il silenzio della chiesa: “Addio Francesca, ci mancherai”.

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