Lei rifiuta il sesso, lui tenta di strangolarla: è accusato di tentato omicidio

Sono le fasi finali del processo per tentato omicidio che coinvolge Filippo Vitiello, ex dipendente comunale, e una barista 39enne di Nave

Dal punto di vista giudiziario, sono le battute finali di una vicenda che si trascina ormai da oltre un anno e mezzo: da una parte Filippo Vitiello, ex dipendente del Comune di Nave arrestato esattamente un anno fa (luglio 2019) con l'accusa di tentato omicidio; dall'altra la donna di 39 anni che lo ha accusato dei fatti, al termine di una serata passata insieme a Brescia nel gennaio di un anno fa. Lo scrive Bresciaoggi.

La versione di Vitiello

In questi giorni il processo è ripartito, con le deposizione dei due protagonisti: entro una settimana dovrebbe essere pronunciata anche la sentenza. Vitiello, 36 anni e originario della Sicilia, dove sta trascorrendo dal maggio scorso gli arresti domiciliari, dopo vari mesi in carcere, continua a negare ogni accusa: ha sì raccontato (e confermato) di aver passato una serata con lei, ma la sua reazione si sarebbe condensata in uno strattone alla sciarpa, per calmare la donna che avrebbe dato di matto al rifiuto di Vitiello di approfittare di una striscia di cocaina.

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La versione della donna

Ben diversa, ovviamente, è la versione della donna: per la 39enne di Nave, che lavora come barista, al termine di una serata passata tra Brescia e il Banana Loca (almeno sui luoghi le due versioni concordano: prima al Banana Loca, zona Via Orzinuovi, e poi al quartiere Casazza) Vitiello l'avrebbe più volte invitata a concedergli un rapporto sessuale, anche minacciandola di morte.
Al termine della serata, in una strada appartata, lui avrebbe cercato di strozzarla mettendole le mani al collo: la donna sarebbe riuscita a divincolarsi e fuggire, strappando le chiavi dal cruscotto. In fuga dal suo aguzzino, così dice la 39enne, avrebbe chiesto aiuto per strada fino a farsi riaccompagnare a casa.

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