Inchiesta shock in Valtrompia: fatture false per 120 milioni, indagati 35 imprenditori

Le indagini di Procura e Guardia di Finanza: già sequestrati beni per oltre 6 milioni. In quattro l'ipotesi di 120 milioni di euro di fatture false

Inchiesta shock, un affare da 120 milioni di euro: a questo ammonterebbe il “conto” delle fatture false emesse dal 2011 al 2015 da parte di 35 imprenditori della Valtrompia, nel settore dei metalli. Sono tutti iscritti nel registro degli indagati a margine di un'operazione della Guardia di Finanza, e coordinata dalla Procura, che ha portato al sequestro preventivo (già firmato dal Gip) di beni e valori per oltre 6 milioni di euro.

Il meccanismo

Lo scrive il Giornale di Brescia: il meccanismo è già noto alle forze dell'ordine, già visto in altre occasioni. Do ut des: da una parte l'azienda che appunto emetteva le false fatture, dall'altra chi le riceveva, incassando poi il rimborso dello Stato, ovviamente indebito. Tra i vertici dell'organizzazione sarebbe emerso il nome di Claudio Pintossi, imprenditore di Lumezzane.

Secondo gli inquirenti sarebbe stato l'amministratore di oltre una decina di società. Ma altri nomi eccellenti rimbalzano nelle carte delle indagini e nel decreto di sequestro firmato dal giudice Lorenzo Bernini, in cui si legge di come “tutti i soggetti che hanno costituito e gestito il sistema agivano per un proprio tornaconto”.

I sequestri

Nomi eccellenti, dicevamo: nel decreto di sequestro ci sono più di 2 milioni e 700mila euro (tra immobili e denaro) della Bonomi Metalli Spa di Brescia, quasi un milione e mezzo della Valtrompia Metalli, un altro mezzo milione dell'azienda di proprietà di Adelio e Giacomo Bozzoli, il fratello e il nipote dell'imprenditore scomparso ormai più di tre anni fa, alla fonderia di Marcheno.

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