Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Fanghi contaminati sversati nei campi: "Pensa al bimbo che mangerà quel mais"

Emergono nuovi e inquietanti particolari sull'inchiesta shock sui fanghi contaminati: 15 indagati per presunti profitti illeciti per oltre 12 milioni di euro

“Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi”. Comincia così, riportando le parole di Antonio Maria Carucci (al lavoro per la Wte, l'azienda finita nell'occhio del ciclone per lo spandimento di fanghi e gessi fuori norma nelle campagne bresciane, della Lombardia, di Emilia Romagna, Piemonte e Veneto), l'articolo pubblicato mercoledì dal Corriere della Sera che raccoglie alcune delle intercettazioni pubblicate nell'ordinanza del gip Elena Stefana, in cui sono riportati anche i nomi dei 15 indagati nell'ambito dell'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti coordinata dal sostituto procuratore Mauro Leo Tenaglia e dal subentrante Teodoro Catananti.

Profitti illeciti fino a 12 milioni di euro

Le indagini dei Carabinieri Forestali hanno portato al sequestro di terreni, impianti, fabbricati, autovetture e mezzi agricoli, ipotizzando fino a 12 milioni di euro di profitti illeciti, guadagnati scaricando almeno 150mila tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze inquinanti, spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3mila ettari di terreni agricoli. 

Il “fulcro” dell'attività illecita risulterebbe essere la Wte, con sede a Brescia ma dotata di tre stabilimenti nei paesi di Calcinato, Calvisano e Quinzano: tra i 15 indagati c'è, ovviamente, anche Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato dell'azienda. Insieme a lui, oltre a Carucci, anche la dipendente Ottavia Ferri.

"Non mi faccio fregare dalla Forestale"

“Non mi faccio fregare dalla Forestale perché voi non mi avete trovato i terreni, perché la prossima volta mi chiudono”, avrebbe detto Giustacchini ai dipendenti e ai contoterzisti. Questi ultimi si sarebbero occupati di “distribuire” i fanghi contaminati nei terreni agricoli: le analisi di Arpa avrebbero verificato la presenza (fuori norma, anche decine di volte oltre i limiti di legge) di elevate concentrazioni di idrocarburi, cianuri, cloruri, arsenico, selenio, solfati, zinco, stagno e altro ancora. 

I contoterzisti avrebbero guadagnato fino a 100mila euro (al mese) per trovare i terreni e convincere gli agricoltori (in gran parte ignari di quello che poi sarebbe stato sversato nei loro campi). Nell'elenco degli indagati figurano anche Simone Bianchini, che operava nella Bassa Bresciana, e Cristian Franzoni, Vittorio Balestrieri, Gabriele Fogale: tra le aziende coinvolte, invece, ci sarebbero anche il Gruppo Bianchini (Mazzano), Agri Ent (Calvisano), Franzoni Luca e Oscar (Calvisano) e Balestrieri Vittorio & C (Castelvisconti, provincia di Cremona).

Gli altri reati contestati

Risulta indagato anche Luigi Mille, direttore dell'Agenzia interregionale del fiume Po: a lui i Forestali hanno contestato il reato di traffico di influenze illecite. Viene definito alla stregua di “un importante dirigente pubblico che, sfruttando le proprie relazioni con politici e funzionari apicali della pubblica amministrazione, si prodigava per favorire la condotta criminale dell'azienda bresciana, ottenendo in cambio incarichi di consulenza e altre regalie da parte del titolare di quest'ultima”.

Al traffico di rifiuti si sommano altre accuse, a vario titolo: il reato di discarica abusiva, in riferimento a tre lotti di terreno ubicati a Lonato, si legge, “appositamente affittati dalla società e sistematicamente destinati all'accumulo dei finti gessi di defecazione”; il reato di molestie olfattive, denunciato dalle centinaia di esposti e segnalazioni presentati nel tempo (pare fin dal 2011) da comitati e cittadini.

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