Bidella sfrattata, ora vive in un parco: "Non voglio perdere anche la dignità"

Fabiola Citu ha passato la sua prima notte nella tenda posizionata sotto le finestre dell'appartamento che le era stato prima assegnato, poi negato dalla Loggia. Lo scorso aprile è stata sfrattata dall'Aler e ha perso tutto

Fabiola Citu © Bresciatoday.it

BRESCIA. Una tenda e qualche vestito passato dalle mamme e dalla maestre della scuola elementare Melzi di San Bartolomeo. È tutto ciò che è rimasto a Fabiola Citu, cittadina italiana d’origine eritrea, di professione bidella. Viveva in appartamento al quindicesimo piano della Torre Cimabue, finché una mattina dello scorso aprile l’ufficiale giudiziario mandato dall’Aler ha messo i sigilli e cambiato la serratura della porta. Lei non era in casa; sapeva che avrebbero eseguito lo sfratto, ma non voleva assentarsi dal lavoro, che svolge con professionalità e passione da tanti anni.  

Una devozione al lavoro che ha pagato perdendo tutto. Anche i mobili, i vestiti e i ricordi di una vita sono rimasti in quell’appartamento, dal quale è stata cacciata per il mancato pagamento degli affitti arretrati. Un debito di circa 15 mila euro - di cui 5 mila sono le spese legali addebitatole dall’Aler - accumulato durante l’anno di aspettativa non retribuita che Fabiola ha dovuto prendere per volare in Eritrea ad assistere il fratello gravemente malato, poi deceduto. Nonostante la 50enne percepisca uno stipendio fisso - tolte le trattenute guadagna circa 700 euro al mese - l’Aler non ha sentito ragioni e non ha voluto ratteizzare gli arretrati.

La soluzione che le era stata prospettata dagli assistenti sociali del Comune era un posto a Casa Ozanam - la versione femminile del dormitorio San Vincenzo - .  “Io non volevo perdere anche la dignità - spiega Fabiola - così fino ad oggi mi sono arrangiata, i genitori e le maestre delle scuole dove lavoro - San Bartolomeo e Casazza -  mi vogliono bene e a turno mi hanno dato ospitalità.” Nel pomeriggio di giovedì 5 ottobre Fabiola ha montato la sua tenda nei giardinetti di Via Abazzia. Una scelta tutt’altro che casuale. Su quel fazzoletto verde si affacciano le finestre dello stabile, di proprietà comunale, destinato ai profughi eritrei e dalmati. L’appartamento al piano terra del condominio, sito al civico 3 di via Abazzia, le era stato assegnato 2 anni fa, prima del suo ritorno in Africa. Fabiola lo ha perso per via degli affitti non pagati, ma quelle stanze sono ancora disabitate.

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e figlioletto di 11 anni sbattuti in strada 

“Chiedo che mi venga rateizzato il debito, di entrare nella casa che mi era stata assegnata e di vivere dignitosamente. Io sono cittadina italiana e sono una persona onesta: lavoro e pago le tasse da sempre. L’Aler mi ha sbattuta fuori dall’appartamento di San Polo come se fossi una delinquente, non ho più niente. Non so nemmeno dove siano finite le mie cose. Ringrazio le mamme e le insegnanti della scuole Melzi e Casazza che mi hanno aiutata e continuano a farlo, ma non posso continuare così, rischio un esaurimento nervoso.”

I genitori e gli insegnanti delle scuole dove lavora hanno anche scritto all’assessore Fenaroli, perché il Comune si faccia carico della situazione di Fabiola e trovi una rapida soluzione. A sostenere la 50enne è anche l’associazione Diritti per Tutti, che  denuncia la presenza di ben 16 appartamenti comunali liberi nel quartiere San Bartolomeo: “ È inaccettabile che ci siano tutti questi alloggi vuoti - esclama Umberto Gobbi - considerando l’emergenza abitativa che c’è. Chiediamo che questi appartamenti e le case del sole di via Milano vengano assegnati rapidamente, ci sono molte famiglie e tante persone in difficoltà che non possono aspettare i tempi lunghi della burocrazia e della politica. O si velocizzano i tempi, o questi alloggi li assegnamo noi dal basso.”

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