Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Azienda in rosso, imprenditore fa sparire 2,2 milioni di euro per non pagare i debiti

Bancarotta ed evasione fiscale: un arresto e sequestri per oltre 325mila euro

Uno dei beni sequestrati © Bresciatoday.it

Un arresto, 11 persone indagate di cui 4 interdetti dall'attività d'impresa e maxi sequestro di beni. È questo il bilancio dell’operazione denominata “Happy Sheep”, con la quale i finanzieri della tenenza di Schio hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Brescia. 

Oltre agli indagati e all'arrestato, un 57enne posto ai domiciliari, sono state sequestrate disponibilità finanziarie e 7 immobili, nei confronti di una società di capitali in provincia di Vicenza attiva nel settore immobiliare, nonché nei confronti degli indagati, per più di 325mila euro.

Le indagini sono state avviate nel 2016 quando i militari, nell’ambito di un’ordinaria istruttoria prefallimentare nei confronti di una società del Vicentino attiva nel settore tessile, hanno individuato un atto giuridico di scissione con cui la ditta - che si trovava in profondamente rosso per debiti nei confronti dell’Erario per circa 2 milioni di euro - si era “spogliata” dell’attivo patrimoniale (nello specifico crediti, beni immobili e risconti attivi), per un valore complessivo di 2.215.000 euro: l'intenzione era quella di sottrarsi in maniera fraudolenta agli obblighi tributari. 

Inoltre, tramite successivi atti di compravendita, diversi immobili siti nel Comune di Roana del valore di oltre 700.000 euro, sono stati ceduti, ancora una volta illegalmente, al figlio dell’amministratore della società tessile, all’epoca poco più che ventenne, di fatto senza il pagamento di nessun corrispettivo.

Tra l’altro, i beni immobili erano stati già “protetti” dall’aggressione patrimoniale dei creditori, tramite il conferimento in un trust, dal quale la società immobiliare era interamente controllata. Come ultimo e definitivo atto fraudolento, la società tessile, ormai inoperativa, è stata trasferita a Brescia, dove era presente solo una mera cassetta di domiciliazione, al fine di “veicolare” la competenza degli uffici giudiziari nell’ambito della procedura fallimentare.

Fonte: Vicenzatoday.it

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