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Cronaca

Stroncato da un malore in vacanza, addio a una leggenda del rugby

Ettore Abbiati si è spento domenica: nel 1975 vinse lo scudetto con la maglia del Brescia

Se n’è andato a 77 anni, stroncato da un malore che lo ha colto mentre era in vacanza a Calasetta (Cagliari) insieme alla moglie. Ettore Abbiati, leggenda del rugby bresciano e non solo, si è spento domenica 10 settembre, gettando nello sconforto le decine di club dove negli anni era passato, lasciando sempre un segno tangibile e indelebile. Per tutti era "cubo", soprannome che si deve alla sua imponente mole fisica. Un pilone inusuale per l’epoca: abile in trincea e solido in mischia, era provvisto di una forza esplosiva non comune che lo rendeva anche piuttosto veloce con l’ovale tra le mani.

Lo scudetto con Brescia

Nato nel 1946 a Camisano, provincia di Cremona, un passato da lanciatore del disco e del martello, approdò a Brescia per vestire la maglia dello storico club cittadino alla fine degli anni ’60. È si mise subito in luce, segnando il maggior numero di mete nel campionato 1967-1968 (furono ben 9). Dopo 4 anni passati al Cus Genova, il ritorno nella nostra città: fu uno dei protagonisti dello scudetto (primo e unico) vinto nel 1975 dal rugby Brescia.

La carriera in nazionale

Nello stesso anno giocò anche la sua ultima partita in nazionale, contro la selezione dei Leopards. L’esordio in maglia azzurra avvene invece nel novembre del ’68, quando a Venezia l’Italia sconfisse la Germania Ovest. Nel ruolo di pilone, sia destro che sinistro, collezionò undici presenze in nazionale. Dal 13 giugno al 12 luglio 1973 prese anche parte allo storico tour in Rhodesia e Sudafrica.

Appese le scarpe al chiodo a quarant’anni, quando nel doppio ruolo di allenatore-giocatore portò il rugby Bergamo in serie B. Alla fine degli anni ’70 fondò il rugby Crema, poi collaborò con decine di club come allenatore. E sono tantissime le società che in queste ore lo stanno ricordando sui social: "Era un uomo generoso, affabile, leale”, si legge tra centinaia di messaggi di cordoglio.

Il cordoglio

E, ancora: "Per gli appassionati di rugby, e del Crema rugby club 1977 è come perdere un papà. Cubo ha insegnato tanto a tutti noi con l’umiltà tipica di chi ha vissuto il rugby quello vero, quello di provincia, quello di chi si allenava nei parcheggi o in campi improvvisati: quando il rugby non era moda ma solo fango, amici e divertimento".

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