Ecosistema urbano: Brescia 22esima tra le città a media popolazione

Presentata a Genova la XVIII edizione del Rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulle eco-performance dei 104 capoluoghi di provincia. Unico segnale positivo per la nostra città è il teleriscaldamento

ll pregio di indagini che si ripetono annualmente è che, nella serie storica che via via si va costruendo, è possibile leggere, anno dopo anno, le tendenze, le svolte, i rallentamenti sullo sfondo di un’idea, di un disegno, di una prospettiva. Se c’è.
Quest’anno la novità principale è il dimensionamento delle classifiche secondo tre grandi categorie: 15 grandi città sopra i 200.000 abitanti, 44 medie città tra 200.000 e 80.000 abitanti (tra le quali rientra Brescia) e 45 piccole città sotto gli 80.000 abitanti. Ad ognuno secondo le sue difficoltà, si potrebbe dire. Così la classifica si fa più trasparente e il confronto tra esperienze e risultati raggiunti sarà più fruttuoso. Ma sarà anche più difficile nascondere le proprie responsabilità o inettitudini.

La prima constatazione da fare è che non c’è innovazione, le amministrazioni locali hanno avuto paura di cambiare passo e di imboccare con determinazione la strada del cambiamento nelle politiche per le risorse idriche, dove eccesso di consumi e dispersione della rete rappresentano una drammatica costante, come nel governo della mobilità, dove non solo le pedonalizzazioni, ma persino le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, che sono a costo zero, sono bloccate, o ancora nelle politiche per abbattere le emissioni di CO2 e sviluppare la riqualificazione energetica in edilizia, nonostante i regolamenti edilizi siano spesso strumenti ben fatti.

Qui, in particolare, se qualcosa si è fatto è stato grazie ai singoli cittadini che con il 55% hanno investito nella propria abitazione, mentre, al contrario di quello che sta succedendo in Europa, non vediamo ecoquartieri, ma neanche edifici a zero emissioni, se non in pochi casi isolati, spesso più diffusi nei piccoli comuni che nelle città medio grandi. Manca una capacità politica di pensare, di immaginare, prima ancora di realizzare, un altro modo di muoversi in città, di consumare, di usare l’energia, un’idea diversa del modo di essere comunità urbana. Il modello è sempre quello della dispersione energetica, del trasporto privato, dello spreco di acqua. E poi si interviene con misure tampone, iniziative spot, incapaci di rispondere alle direttive europee. Manca la politica, a livello nazionale, perché non ci sono standard, obiettivi, obblighi a cui rispondere sul territorio e mancano le esperienze innovative.

La riprova, paradossalmente, ce l’abbiamo là dove qualcosa sta cambiando: il mondo dei rifiuti, l’unico settore dove modelli organizzativi sperimentati hanno fatto impennare la raccolta differenziata, al nord come al sud. Negli altri settori la situazione è stazionaria, anche iniziative innovative come l’ecopass o il car sharing, segnano il passo, non hanno alcuna espansione virale.

Brescia è tra le città di media grandezza un caso particolare. Si caratterizza per una marcata dicotomia tra servizi pubblici efficienti (trasporto, piste ciclabili, teleriscaldamento, acquedotto..) e, nonostante ciò, un alto tasso d'inquinamento, sia per quanto riguarda la qualità dell'aria, sia per la quantità di rifiuti prodotti.

Tra le 44 città di media grandezza, Brescia si piazza 38esima per la presenza di biossido d'azoto nell'atmosfera e 28esima per l'ozono. Meglio invece il dato sulle polveri sottili, dove si posiziona nella colonna di sinistra della classifica, al decimo posto.

Anche sui dati riguardanti l'acqua il dualismo continua: terza per efficienza della rete, ma 36esima per i consumi idrici pro-capite. Se si osserva la questione rifiuti i dati sono invece pessimi sotto ogni punto di vista: 22esima per la differenziata e 36esima per la produzione pro-capite annua.

La tendenza generale del nostro capoluogo di provincia si riflette anche sulle statistiche riguardanti i trasporti. Tra le città medie spiccano per eccellenza, nel rapporto numero di passeggeri annui e abitanti, 4 comuni con un dato superiore a 160 (Brescia è seconda dopo Trento; seguono Parma e Cagliari). Se si considera l'offerta di percorrenza annua (calcolata in km) per abitante, Brescia scende però all'undicesimo posto.

Passando all'indice di mobilità sostenibile, che valuta con un punteggio da 0 a 100 la presenza di autobus a chiamata, i varchi ztl, il car-sharing, il piano spostamenti casa-lavoro, Brescia sale sul gradino più basso del podio dopo Parma e Reggio, ma precipita nel rapporto tra numero di abitanti e auto circolanti, 66 a 100: fanalino di coda al 38esimo posto.

I dati sono impetiosi anche se si guarda all'estensione pro capite della superficie stradale pedonalizzata (Mq/ab), mentre per estensione pro capite di area destinata a ztl (Mq/ab) sale nelle prime sette posizioni: come dire, il centro storico è l'unica zona cittadina che non è invasa dalle macchine.

Nell'indice di ciclabilità, che valuta con punteggio i seguenti indicatori: presenza biciplan, ufficio biciclette, segnaletica direzionale, cicloparcheggi di interscambio, bicistazione, piano di riciclo biciclette, contrasto furti, bike-sharing, Brescia è terza dopo Parma e Ferrara.

L'amministrazione bresciana segna però il passo suprattutto per quanto riguarda energie rinnovabili e cemento: qui la politica sembra guardare altrove, a un modello di sviluppo ancora principalmente basato sul cemento e sulle vecchie fonti energetiche. Nonostante sia 9^ per verde urbano fruibile (Mq/Ab) e 8^ per verde urbano totale (ma il monte Maddalena falsa un po' i giochi), è 23esima nel dato sulla cementificazione ambientale.
Se ci guarda poi alle energie rinnovabili, Brescia si salva solo grazie al teleriscaldamento, mentre è 29esima se si considerano i metri quadri di pannelli solari installati sugli edifici comunali (Mq/1.000 ab).

Infine, Legambiente boccia il Comune proprio in ciò che riguarda le politiche energetiche, segnalando la scarsità di incentivi economici e disposizioni sul risparmio energetico e la diffusione fonti energia rinnovabile; la mancanza di seplificazione della procedura per l'istallazione di solare termico/fotovoltaico e di attività di risparmio energetico, nonchè la scarsità d'acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili. Per non parlare della presenza di banche dati sugli edifici certificati. Qui Brescia non riesce ad andare oltre metà classifica.

Tutti questi dati danno il quadro generale di una realtà con grandissime potenzialità ed efficienza che, a causa di scelte politiche che guardano in un'altra direzione, non vengono sfruttae in un settore fondamentale per uno sviluppo diverso, e sopratutto sostenibile.
 

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