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Traffico illecito di rifiuti e intromissioni mafiose, a Brescia una ventina di procedimenti

A rivelarlo è il Procuratore capo Nicola Pace, che durante l'incontro con la "Bicamerale delle ecomafie" ha spiegato i vari retroscena inediti riguardanti la provincia bresciana

Anche Brescia è coinvolta nel giro d'affari, gestito dalla malavita organizzata, che ruota attorno ai rifiuti e al loro smaltimento. A rivelarlo è il Procuratore capo Nicola Pace, che durante l’incontro con la “Bicamerale delle ecomafie” ha spiegato i vari retroscena inediti: “A Brescia ci sono venti procedimenti in corso relativi al traffico illecito di rifiuti, in alcuni casi siamo arrivati a chiudere la fase dell'indagine. Undici di queste inchieste – ha aggiunto Pace - sono affidate alla Direzione distrettuale antimafia, e già questo indica la caratura delle organizzazioni coinvolte”.

Alla Dda competono, infatti, i casi in cui un traffico continuativo e consistente di rifiuti rimandi a un'associazione a delinquere. “Fra gli undici casi – ha aggiunto il procuratore - ci sono anche presenze che portano ad aree mafiose importanti”. Dunque le  ecomafie sono approdate anche a Brescia, e il contesto della provincia a quanto pare è terreno fertile per tali organizzazioni: “Le cave e le grandi opere stradali - sottolinea Pace - sono grandi occasioni di smaltimento dei rifiuti, il grosso è di produzione locale, ma in vari casi siamo in presenza di movimenti trans-regionali e trans-continentali.

Serve un adeguamento normativo – aggiunge Pace - persino Federico II, 800 anni fa  aveva previsto delitti ambientali. Nel nostro sistema manca una vera legge penale che invece c'è nel sistema tedesco, francese, scandinavo. A parte l'articolo 260, relativo all'associazione a delinquere, sono previste solo sanzioni amministrative per violazioni di norme a tutela dell'ambiente.

Anche il Procuratore generale presso la corte d'appello Guido Papalia batte sullo stesso tasto e insiste sulla necessità di nuovi strumenti giuridici e operativi: “Serve il riconoscimento della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, la possibilità di usare di più le infiltrazioni nelle ecomafie, la possibilità di sequestrare patrimoni anche di fronte a traffici illeciti di rifiuti. Il contesto bresciano - continua Papalia - è critico per via della diffusione dei rottami ferrosi e delle discariche abusive del passato, ora abbandonate.


Sta indagando sul caso un pool formato da tre magistrati coordinati da un procuratore aggiunto e dallo stesso procuratore capo. Il pool si appoggia, dal punto di vista operativo, al Nita (Nucleo investigativo tutela ambientale).

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