Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca Pozzolengo

Il dramma di Donato, travolto e ucciso mentre lavorava: in tre a processo

Morì il 4 marzo 2020 in un cantiere stradale

Tre rinvii a giudizio per la morte di Donato Greco, l’operaio di 55 anni di Pozzolengo che nel marzo 2020 fu travolto e ucciso da un autocarro mentre lavorava in cantiere: il legale rappresentante della ditta Ecotraffic srl, il delegato del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza per conto della Carron Costruzioni spa e il coordinatore della sicurezza in cantiere dovranno ora rispondere del loro operato davanti al giudice.

Questo è quanto ha deciso il gup Antonio Serra Cassano al termine dell’udienza preliminare celebrata mercoledì mattina in tribunale a Mantova: il giudice ha inoltre concesso il rito abbreviato al 53enne che era alla guida del mezzo pesante che quel giorno investì la vittima.

Travolto e ucciso da un camion

Il dramma si consumò il 4 marzo 2020. Donato Greco stava lavorando sulla Sp236 Goitese, in territorio di Cavriana: il cantiere riguardava il raccordo tra la provinciale esistente e la nuova tangenziale di Guidizzolo. L’operaio di Pozzolengo era impegnato come moviere, nel dirigere il traffico: è in quel momento che venne travolto da un autocarro e scaraventato a oltre 20 metri di distanza. A nulla purtroppo servì il tempestivo intervento dei soccorsi: Donato Greco morirà sul colpo per le gravissime lesioni riportate.

Il dolore di moglie e figlie

“L’autista dell’autocarro non ha ridotto abbastanza la velocità per accorgersi di papà e riuscire a fermare il mezzo in tempo – commentano le figlie e la moglie della vittima: i familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nella gestione di incidenti stradali e sul lavoro con esito mortale; già ottenuto, in via stragiudiziale, il risarcimento dei danni subiti –. Seppur con la presenza segnalata di un cantiere e di una situazione di pericolo, pare guidasse a una velocità superiore al limite dei 50 km/h: questa disattenzione, purtroppo, è costata la vita al nostro amato Donato”. Per Giesse è da contestare anche “lo spazio a disposizione dell’operaio, estremamente limitato a causa della banchina al lato dalla strada, per cui era stato costretto a sporgersi occupando parte della carreggiata”.
 

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