Desenzano: ‘cucciolo’ di folaga salvato dai cantieri del porto

La favola di Mosè, il pulcino di folaga salvato dai cantieri del porto di Desenzano del Garda: accolto dalla comunità di Via Castello, ora riposa accudito e nutrito

A sentirla anche più di una volta sembra proprio una favola, magari dei fratelli Grimm. Gli ingredienti ci sono tutti: un piccolo protagonista salvato in extremis, una comunità che lo accoglie e lo accudisce, perfino una morale ‘ecologista’ che ancora una volta vede l’uomo contro la natura. Il sole è appena sorto, a Desenzano il weekend è appena cominciato: un pulcino spennato e in fin di vita viene ‘raccolto’ dalle acque del porto, dove cominciano a muoversi le barche, dove cominciano i lavori di messa in sicurezza.

Viene sistemato in un piccolo catino, imbottito di ovatta e con una lampadina accesa, per mantenere un minimo di calore. Viene accompagnato in via Castello, dove abita Pietro de Gasperini: di pennuti se ne intende, ne ha allevati parecchi. Qualche settimana fa si è guadagnato gli onori della cronaca per la fuga del suo pappagallo Moi, fortunatamente ritrovato. Non appena Pietro esce di casa viene fermato da Alessandro, che ogni tanto dà una mano al B&B appena più sotto: “Abbiamo un pulcino da salvare”.

Viene identificato: piumino testa di moro con venature bionde sul collo, testolina e becco rosso con punta bianca. E’ un ‘cucciolo’ di folaga, quasi una rarità in una zona così antropizzata come il porto di Desenzano. Il piccolo viene accompagnato allora al civico 76, dove abita Giuseppina: signora dolce e appassionata, che in casa lo accoglie volentieri. Da quel giorno viene alimentato, ha ripreso forze e piume.  In tanti si interessano alla storia del pulcino, viene addirittura battezzato Mosè, “salvato dalle acque”.

Un primo sopralluogo, al porto: “Abbiamo rintracciato la sua martoriata famiglia – racconta De Gasperini – decimata dall’indifferenza di chi non è sensibile alle espressioni più tenere della natura e della vita”. La favola prende forma: “C’è chi privilegia la propria unità da diporto, allontanando cinicamente quelle creature indifese che avrebbero più diritto di loro ad essere presenti. Anche i lavori in corso non sono certamente favorevoli agli animali che hanno scelto questo spazio come habitat riproduttivo”.

Questa volta Mosè si è salvato. Ma la morale? “Speriamo che almeno la sua vicenda risvegli un po’ di buonsenso, di solidale aiuto e comprensione. Rimpianta da chi come me, e la piccola folaga, in via Castello hanno ancora la fortuna di avere”.

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