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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Desenzano del Garda

Agri..Cultura a Desenzano! Il biologico di qualità per una vita più sana

Gli atti (da non perdere) di un convegno sulla coltura della terra, la qualità del cibo, la salute dell'uomo e del pianeta. Grande successo a Desenzano per la prima edizione del Festival dell'AgriCultura, dal 27 al 29 aprile

Non è mai facile barcamenarsi nei meandri di una fiera, o festival che dir si voglia. Sono tantissimi gli eventi dell’AgriCultura Festival di Desenzano, la prima edizione di quello che potrebbe diventare un vero appuntamento di culto della stagione primaverile del lago di Garda. Ne abbiamo scelto uno dei tanti, di certo attirati dall’argomento, e diciamo che ne è valsa davvero la pena. Coltura della terra, qualità del cibo, salute dell’uomo e del pianeta, in scena al Palazzo Todeschini, e in compagnia di Sara Rizzardini (vicepresidente de La Buona Terra), don Gabriele Scalmana (Diocesi di Brescia, già professore di biologia), Matteo Giannattasio (Università degli Studi di Padova). “Per trasmettere la coscienza dei produttori anche ai consumatori, la coscienza della scelta”. Una scelta consapevole, alla ricerca dell’alimentazione corretta, in controtendenza con l’attuale filiera produttiva, la cosiddetta produzione convenzionale, o produzione industriale.

“La natura non è infinita, stiamo ipotecando il nostro futuro. Se fino ad oggi abbiamo considerato la Terra come un soggetto da sfruttare, per il benessere di pochi, ora dobbiamo rinnegare questa mentalità predatrice. Il cibo deve essere un diritto, un po’ come l’acqua. Il cibo deve diventare un servizio e non un privilegio, un servizio per l’intera umanità”. Tutti conosciamo i clamorosi dati FAO degli ultimi tempi: con tutto quello che si produce (a livello alimentare) potremmo dividerci 2500 calorie a testa, per sette miliardi di persone. E ce lo spiega bene don Scalmana: “Oltre al problema agronomico abbiamo anche un problema politico. Abbiamo la necessità di una gestione più responsabile delle risorse, nell’ottica di una nuova sostenibilità. Come dicono in tanti, dobbiamo abitare il nostro pianeta ma allo stesso tempo dobbiamo custodirne i beni”.

La qualità dell’alimentazione, a discapito del profitto. Alle alte rese dell’agricoltura industriale vanno contrapposte le potenzialità nutrizionali dell’agricoltura biologica, e magari dell’agricoltura biodinamica. Nitrati, diserbanti, pesticidi: e tutte le conseguenze che da essi derivano, dalle leucemie al Parkinson, dai tumori al diabete. Senza dimenticare l’infertilità, patologie tutte derivate da una certa esposizione ai ‘malvagi’ prodotti dell’agricoltura industriale, vere malattie professionali che a questo punto meritano anche un risarcimento. “Con la monocultura ci ritroviamo circondati da terre aride, quasi desertiche – ci spiega infatti Matteo Giannattasio – e invece di approfittare dell’energia solare utilizziamo il petrolio, tanto da sprecare 10 calorie di energia per ogni caloria che invece ingeriamo”.

AgriCultura Festival a Desenzano


“La nostra non è ideologia, siamo di fronte a dati registrati, dati di fatto. Dobbiamo cambiare il nostro modo di alimentarci, prima che sia troppo tardi”. Dai 400 additivi della produzione convenzionale agli oltre 500 pesticidi che mantengono ‘sano’ i prodotti che poi arrivano sulla nostra tavola. Una tavola industriale, senza  dubbio: “Il cibo biologico è più sano e più saporito, e combatte quelle patologie che derivano dal modo di produzione convenzionale. Rispetta la biodiversità, rispetta gli animali, le risorse, l’acqua e l’ambiente”. Il ritorno della ciclicità agricola, il recupero della naturalità, costi quel che costi. Un buon prodotto si giudica dal numero degli ingredienti, e quelli che noi mangiamo ne hanno davvero troppi.

Quando invece la dieta tradizionale, la dieta mediterranea, è salutare non una volta sola, ma due. E le verdure biologiche? Hanno più del doppio dei minerali a cui dovremmo essere abituati, magnesio compreso. Tanto che i pomodori possono sostituire la nostra cara aspirina, e in Oriente lo sanno perché se li mangiano pure a colazione. Senza dimenticare il dogma più importante, che vale come un comizio, come una relazione scientifica. Forse è la società stessa che è sbagliata, fin dalle sue basi: “Non serve a nulla produrre di più, dobbiamo sprecare di meno”.

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