Bruxelles boccia i depuratori: 63 comuni bresciani rischiano una maxi multa

Gli impianti di depurazione del bresciano sono finiti sotto la lente d'ingrandimento dell'Unione Europea, che ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti di 63 comuni bresciani. Se non sia deguano dovranno pagare una multa da 160 milioni d'euro all'anno

Un tratto del fiume Mella

Sul tema ambientale Brescia continua a incassare bocciature. Non si salvano nemmeno i corsi d'acqua.  Un altro triste primato spetta alla nostra Provincia:il record di acque inquinate ed in materia di depurazione delle acque reflue civili c'è parecchio da sistemare. E alla svelta. Pena un'ingente sanzione (160 mila euro all'anno).

La Commissione Europea ha, infatti, aperto una procedura d'infrazione nei confronti di 1000 comuni italiani, di cui ben 63 sono bresciani.  In buona sostanza, i residui biologici e dei prodotti per la detersione di stoviglie ed indumenti di quasi 500mila persone finiscono, ancora, nei nostri corsi d'acqua.

Il problema delle acque inquinate dai residui civili è rilevante soprattutto in Valtrompia. Il depuratore tanto atteso dagli abitanti non è mai arrivato e gli scarichi finiscono dritti dritti nel Mella. Non se la passa meglio il fiume Oglio, in Valle Camonica. Criticità riscontrate anche in molti comuni della Bassa Bresciana, dove non c'è traccia d'impianti di depurazione (Acquafredda, Alfianello, Calvisano, Offlaga, San Paolo, Remedello, Pompiano).Dove ci sono gli impianti sono vetusti o mal funzionanti, come a Paratico.

Non è la prima volta che Bruxelles boccia Brescia. Due anni fa la procedura d'infrazione era partita per 8 agglomerati, ma solo Orzinuovi era stato costretto a pagare la salatissima multa

La buona notizia è che il pagamento in solido delle multe arriverà tra parecchi anni e c'è quindi il tempo per mettere le cose in regola.

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