Massacrò la moglie con 30 coltellate: in carcere dopo una lunga fuga

Può finalmente tirare un sospiro di sollievo la famiglia di Daniela Bani, la giovane donna di Palazzolo sull'Oglio brutalmente uccisa dal marito Mootaz Chaambi. Il Governo ha confermato che il suo assassino è in carcere

Un incubo che sembrava non finire mai per la famiglia di Daniela Bani, la giovane donna di Palazzolo sull'Oglio massacrata a coltellate dal marito tunisino Mootaz Chaambi, nel 2014. L'uomo fuggì in Tunisia dopo il barbaro omicidio: ricercato per più di 4 anni, venne arrestato solo nel gennaio 2019. 

Ma poco dopo, la madre di Daniela, Giusy Ghilardi, ha cominciato a ricevere chiamate anonime dalla Tunisia e a temere per la sua incolumità e per quella dei figli di Daniela, che ora vivono con i nonni. Paure lecite che avevano spinto la donna a rivolgersi al Quirinale per sincerarsi che l'assassino della figlia fosse davvero ancora dietro le sbarre.

E la conferma è arrivata nei giorni scorsi, in una lettera inviata al legale della famiglia, l'avvocato Silvia Lancini. Una missiva in cui il Ministero della Giustizia comunica che: "Mootaz Chaambi è stato tratto in arresto in Tunisia in data 29/1/19" e che non può lasciare il carcere "perché ricercato dalle Autorità italiane per l’espiazione della pena di anni 30 di reclusione, inflitta per il reato di omicidio aggravato". 

"Se pur nessun formale riscontro sia stato fornito tramite l’Ambasciata d’Italia a Tunisi, è stato possibile acquisire “l’informale notizia” che Chaambi è tuttora detenuto in carcere, in forza della richiesta formulata dall’Italia e che pende in fase istruttoria il procedimento penale a suo carico, inoltre non risulta che gli sia consentito l’uso di apparecchiature telefoniche personali o in dotazione alla struttura carceraria", spiega in una nota Rete Alternativa, l'associazione clarense che si è occupata del caso.

"Un importante obbiettivo raggiunto dopo un lungo periodo di stallo, un punto di partenza per arrivare a chiarire tempi e termini dell’iter giudiziario, sulla base del quale valuteremo eventuali iniziative future”, ha commentato l'avvocato Lancini. 

“Da qui ripartiamo nella speranza che ci venga garantito il diritto di essere costantemente informati ed aggiornati. I 3 gradi di giudizio in Italia hanno stabilito una condanna a 30 anni, per tanto mi auguro che anche attraverso canali diplomatici si faccia quanto possibile perché venga recepita e confermata anche dalla giustizia Tunisina”, ha aggiunto la madre di Daniela Bani. 

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