Scoperto il covo delle auto cannibalizzate: più di 100 motori rubati

Alcuni dei motori sequestrati © Bresciatoday.it

Venti carabinieri della Compagnia di Cremona hanno eseguito un’operazione scaturita da alcuni sequestri compiuti nel decorso mese di gennaio a Gadesco Pieve Delmona (Cr), all’interno di un centro autodemolizioni riguardante una Fiat Panda rubata a Castel Mella, e a Robecco d’Oglio, dove, occultato all’interno di un capannone, è stato trovato un Peugeot Boxer con all'interno attrezzatura tecnica di grande valore, rubato a Piacenza a un artigiano.

Il prosieguo dell’attività investigativa ha permesso di individuare due depositi, di cui uno all’interno di un’azienda in disuso, utilizzati per occultare veicoli rubati, destinati alla “cannibalizzazione” per ricavarne profitti attraverso la vendita di ricambi. 

Al termine delle indagini del Radiomobile, la Procura di Cremona ha emesso un decreto di perquisizione a carico di due obiettivi individuati a Robecco d’Oglio (Cr) e Pontevico, presso cui sono state rivenute altre due auto di grossa cilindrata, rubate in provincia di Brescia, un centinaio di motori d'alta gamma Audi, Volkswagen, Mercedes, Bmw, nonché decine di altri motori di varie marchi, pezzi di ricambio, centraline, contachilometri, frontalini, pneumatici comprensivi di cerchi, paraurti, cruscotti, sportelli, cofani, targhe anteriori e posteriori, anche di nazionalità tedesca. Si tratta di un ingente sequestro, di oltre 1000 pezzi, per un valore complessivo stimato di circa 800mila euro.

Al termine delle operazioni, i carabinieri di Cremona hanno denunciato in stato di libertà per il reato di ricettazione in concorso P.T., 62enne cremonese, R.T., 52enne bresciano, A.T., 25enne cremonese, C.D., 53enne cremonese, e M.G., comasco di 45 anni.

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L’ingente sequestro, per numero e tipologia del materiale rinvenuto, sicuramente uno dei più importanti degli ultimi anni, ha rivelato quello che potrebbe essere un grosso giro di affari che interessa tutto il Nord Italia, considerato che sono stati avviati accertamenti per risalire alla provenienza di tutti i componenti, a cui gli indagati, specialisti del settore, hanno alterato i numeri seriali o identificativi per impedire la loro tracciabilità.
 

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