Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Gli sciacalli del Coronavirus: attenti alla truffa del finto tampone

Dalle prime ore di lunedì, si sarebbero registrati alcuni casi nelle zone colpite dall’emergenza. I truffatori si fingono addetti dell’Ats per entrare nelle abitazioni degli anziani e svaligiarle

Giocano sulla paura per l’emergenza del Coronavirus, che in Lombardia ha già causato 150 contagi e 5 decessi (stando agli ultimi dati - ore 12.00), per derubare gli anziani. Immancabilmente gli sciacalli sono già entrati in azione: oltre alle fake news su presunti nuovi casi, bisogna fare attenzione ai truffatori. Dalle prime ore di lunedì una nuova allerta corre infatti sulle pagine social dei Comuni maggiormente colpiti dal pericolo coronavirus.

La nuova truffa si starebbe diffondendo a macchia d’olio: dal Veneto, al Milanese, alla Bergamasca fino al Bresciano - dove ancora non ci sono casi accertati di positività al virus. I truffatori si fingerebbero medici e virologi, addetti dell’Ats o di associazioni come la Croce Rossa, per guadagnare la fiducia dei cittadini ed entrare in casa per informare i cittadini sugli effetti della malattia, o - peggio ancora - per effettuare dei tamponi per verificare la positività al virus. Ovviamente sono solo scuse per entrare nelle abitazioni delle vittime, nella maggior parte dei casi anziani, e provare ad arraffare contanti e soldi.

Da alcune ore l’allarme viaggia sui canali social di numerosi Comuni e pure di alcune associazioni. Diverse truffe sarebbero state mese a segno in Veneto, ma pure nella Bergamasca e anche Bresciano. Finti addetti dell’Ats avrebbero colpito sul Garda  - a Calvagese, Muscoline e Rivoltella - ma pure a Borgosatollo, obbligando la Polizia Locale e le amministrazioni comunali a diramare avvisi per la popolazione, per ricordare che nessun operatore sanitario è stato autorizzato ad effettuare test porta a porta e invitare i cittadini a segnalare prontamente situazioni sospette alle forze dell’ordine. 

I tamponi, lo ricordiamo, vengono effettuati solo nelle strutture ospedaliere e, visto che cominciano a scarseggiare, solo "su soggetti che manifestano già uno stato febbrile" come ha fatto sapere Giulio Gallera, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia.

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