Coronavirus, 561 nuovi casi nel Bresciano. Gallera: "È la provincia con il maggior incremento"

L'ultimo bollettino, diffuso nel tardo pomeriggio di mercoledì da Regione Lombardia, vede un incremento di casi maggiore rispetto a quanto comunicato in mattinata dall'Ats

Le curve del contagio continuano a salire in tutta la Lombardia. I positivi sono 7280, 1489 in più rispetto a 24 ore fa. Una crescita notevole ma che, ha fatto sapere l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, dipende anche "dal fatto che molti tamponi sono arrivati nella serata di martedì". 3.582, dei 7280 contagiati totali, si trovano negli ospedali e 560 di loro sono in terapia intensiva. I decessi sono arrivati a quota 619 (+149 rispetto alle precedenti 24 ore).

La maggior parte dei casi si registra in provincia di Bergamo, ma preoccupa anche la situazione del Bresciano. I dati comunicati da Gallera sono più alti rispetto a quelli dell'Ats, da noi pubblicati nel primo pomeriggio di mercoledì. Il numero delle persone positive residenti nella nostra provincia ha superato quota 1.300 (sono 1.351), con un incremento rispetto a ieri pari a 561 casi. Tra i nuovi casi c'è anche il sindaco di Cedegolo. "È la provincia che ha fatto registrare il maggior incremento in questi giorni, la diffusione è molto ampia" ha detto l'assessore al Welfare.

Fontana: "Servono misure più stringenti, il governo ci ascolti"

L'unico angolo di Lombardia in cui il virus ha tirato il freno a mano è l'ex zona rossa di Codogno e Lodi. "È l'unica zona del territorio lombardo dove si è assistito finalmente a un rallentamento della sua diffusione — ha spiegato il presidente della Regione, Attilio Fontana —. Da questo dato significativo, che dimostra l'efficacia delle misure di contenimento messe in atto in quei Comuni, hanno tratto origine gli incontri che abbiamo avuto oggi, con i sindaci dei capoluogo e con i rappresentanti del Governo e delle altre Regioni".

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E il presidente della Regione ha inviato una lettera al governo, firmata dai sindaci dei capoluogo, per chiedere misure ancora più restrittive. Tradotto? Lo stop ai negozi non essenziali e ai mezzi di trasporto. "Quello che abbiamo voluto evidenziare - ha aggiunto Fontana - è la necessità di intervenire in maniera rigorosa perché il sistema sanitario inizia ad essere vicino a un momento di difficoltà e non possiamo permetterci che ciò accada. Mi auguro che tutti gli appelli che arrivano da diverse parti del mondo imprenditoriale, sindacale e politico lombardo possano essere valutati attentamente, perché la sensazione che ho potuto percepire tra i miei colleghi presidenti delle Regione, e forse anche tra qualcuno del Governo, è che ancora non sia ben chiara a tutti la situazione in cui sta vivendo la Lombardia".
 

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