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La sorella cerca aiuto, lui finisce in carcere

2 anni e 8 mesi per sequestro di persona e violenza sessuale: a finire in carcere il fratello di una donna che ha chiamato il 112 pensando che lui fosse nei guai.

Chissà se si parlano ancora. Un equivoco tra fratello e sorella ha portato all'arresto, e poi alla condanna, di un 40enne residente a Chiari. I fatti si sono svolti alcuni mesi fa, durante una giornata nella quale l'uomo, forse a causa di qualche bicchiere di troppo, ha "approcciato" una 30enne originaria dell'Est Europa. Dopo averla conosciuta mentre lei era al lavoro, barista dietro al bancone di un bar, i due si trasferiscono in uno dei locali dell'uomo, a Ospitaletto. Le prime avances, spinte, davanti alle macchinette del videopocker. A quel punto la ragazza, infastidita dalle mani lunghe del 40enne, cerca di uscire dal locale ma il proprietario la chiude all'interno. 

Il 40enne decide a quel punto di chiamare la sorella per chiedere aiuto. Proprio mentre i due sono al telefono, la 30enne intrappolata nel locale si mette ad urlare per attirare l'attenzione e la sorella dell'uomo sente le grida. Allarmata per ciò che potrebbe succedere al fratello, non avendo capito la situazione, la donna chiama il 112 chiedendo l'intervento dei militari. 

I Carabinieri giungono al locale di Ospitaletto mentre il 40enne ha già liberato la sua prigioniera (ma solo per farsi portare a prelevare contante da un bancomat, visto che lui non aveva la patente), ed ascoltata la testimonianza della donna arrestano il suo "carceriere". Il tutto è raccontato stamane sulle colonne del Giornale di Brescia. A distanza di alcuni mesi dai fatti, nei giorni scorsi il giudice ha condannato il 40enne a una pena di due anni e otto mesi per le accuse di sequestro di persona e violenza sessuale. 

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