Maxi evasione al fisco da 22 milioni di euro: arrestate 7 persone

Si indaga in tutta la Lombardia nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Como, che ha portato all'arresto di sette persone e al sequestro di beni per oltre 63 milioni di euro. L’inchiesta ha toccato imprese delle province di Como, Brescia, Lecco, Milano, Monza Brianza, Vicenza, Padova, Bergamo, Piacenza, Modena, Verona, Bolzano e Trento.

Nella prima mattina del 14 gennaio, le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti responsabili di una frode internazionale messa in atto tramite il noto fenomeno delle "frodi carosello", basato sull'utilizzo prestanome in operazioni commerciali e sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti. 

«I prestanome, definiti “cartiere”, si interponevano fittiziamente nelle cessioni e negli acquisti di materiale ferroso tra un’impresa, fornitrice in nero, e un'altra impresa operante nel territorio comasco, destinataria finale della merce - spiegano dalla Guardia di Finanza -. Le “cartiere” emettevano fatture per operazioni inesistenti, caricando su di sé l'Iva, salvo poi scomparire o comunque non versare allo Stato l’imposta e gli altri obblighi fiscali».

In questo modo la società cliente finale riusciva a giustificare contabilmente acquisti di merce di rilevante entità a prezzi concorrenziali, e a dichiarare  un reddito inferiore a quello reale. Gli amministratori delle principali "cartiere" coinvolte, in più, prelevavano in prima persona grosse somme di denaro dai conti correnti intestati alle società: soldi che in parte tornava al destinatario delle fatture, ed in parte serviva per pagare la merce venduta in nero.

Un giro d'affari da capogiro: la Finanza parla infatti di «operazioni inesistenti per un totale di quasi 220 milioni di euro, evasione di Ires per circa 50 milioni di euro e Iva per 1 milione e 200.000 euro, e sottrazione a tassazione di 22.588.299 di euro di ricavi».

Non solo imprese italiane coinvolte: le indagini parlano anche di aziende di diritto americano e slovacco, con rappresentanti in Italia, su cui venivano fatti confluire i corrispettivi provenienti dalle false fatture emesse dalle “cartiere”, in modo da ottenere lo spostamento e la disponibilità di denaro in territorio estero, piegano le Fiamme gialle «in completa elusione dei sistemi di monitoraggio nazionali, evidenziando in tal modo il carattere di transnazionalità dell’associazione a delinquere». 

Fra le 17 persone indagate, di cui 7 sono state arrestate, un commercialista di Como è risultato avere un ruolo chiave: come consulente delle due principali “cartiere”, aveva messo a disposizione il proprio studio per la contabilizzazione delle fatture inesistenti e per la gestione degli ingenti prelievi di denaro contante. Per loro, i reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati previsti e puniti dal d.lgs. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili). Accuse aggravate dal carattere di transnazionalità.

In totale, nella frode sono coinvolte nove imprese “cartiere”, cinque imprese realmente operanti a cui andavano le fatture per operazioni inesistenti, un’impresa realmente operante destinataria di cessioni "in nero" di materiale ferroso, e un professionista. 

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