Bombe carta e svastiche: raid neonazista in municipio e a casa del sindaco

Una doppia esplosione, al centro di accoglienza e a casa del sindaco, scatena il panico a Collebeato: sull'aggressione razzista indagano i carabinieri

Il centro di accoglienza del progetto Sprar, la casa del sindaco (e i suoi vicini) e il municipio di Collebeato sono finiti nel mirino di in inquietante (e pericolosissimo) raid esplosivo e razzista conseguenza, a quanto pare, della scena poco edificante di sabato sera in cui sono rimasti coinvolti due giovani stranieri, ubriachi e molesti: tra loro anche un richiedente asilo, già allontanato dalla struttura che lo ospitava in paese, che solo poche ore prima aveva ricevuto la notizia della morte dell'unica figlia, ancora piccola.

Una doppia esplosione in pochi minuti

La reazione violenta purtroppo non si è fatta attendere: un gesto vigliacco, come la storia purtroppo insegna, in cui hanno rischiato di rimanere coinvolti degli innocenti. Intorno alle 22.30 di domenica un gruppo di ignoti, ma che presto potrebbero essere identificati dai carabinieri già al lavoro sull'accaduto, ha insultato e aggredito verbalmente una donna che lavora alla casa di accoglienza del progetto Sprar: gli stessi hanno poi hanno lanciato una bomba carta in giardino.

Ma è stato soltanto l'inizio. Un'altra bomba artigianale è stata piazzata nella cassetta della posta dell'abitazione del sindaco, Antonio Trebeschi: il boato ha svegliato e terrorizzato i residenti, la cassetta ovviamente è andata distrutta. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Il raid si è concluso con una serie di frasi razziste scritte sul muro del municipio, accompagnate da una serie di svastiche, perfino sotto la lapide posta in memoria dei caduti della Seconda guerra mondiale.

Le parole del sindaco Trebeschi

“Siamo fermi nel condannare questi atti – fa sapere il sindaco in una nota – e nella volontà di continuare il percorso di accoglienza, intrapreso e condiviso ormai da anni con la nostra comunità. Crediamo che oggi più che mai sia necessario prendere le distanze da chi vuole alimentare il clima di odio, di divisione e paura: non il conflitto, ma il confronto democratico sarà sempre la nostra unica scelta”.

A margine dell'accaduto, rimane lo stupore per un gesto tanto vile quanto pericoloso: i due ordigni avrebbero potuto far del male a qualcuno, fosse un residente o un passante, un'anziana o un bambino. Un gesto che fa tornare in mente il passato più buio della storia bresciana (e italiana), quando le bombe del terrorismo nero uccidevano donne e ragazzi, operai e pensionati, persone semplici e inermi sacrificate sull'altare di una funesta ideologia politica.

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