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La villetta teatro del tentato duplice omicidio

La villetta teatro del tentato duplice omicidio

Martellate a moglie e figlia: “Volevo ammazzarle e dare fuoco alla casa”

Sono le poche parole pronunciate da Giuseppe Vitali poco dopo il fermo per aver cercato di uccidere la moglie Denise e la Figlia Giulia nel cuore della notte. All’origine della follia omicida ci sarebbero dei problemi economici

Ha agito nel cuore della notte: ha impugnato un martello e ha colpito prima la moglie Denise, nel sonno, poi la figlia Giulia che ha tentato in tutti i modi di difendersi ed è riuscita a trovare una via di fuga: ha lasciato l’appartamento e ha percorso la rampa di scale che porta all’abitazione del fratello maggiore. A quel punto è scattata la chiamata al 112 e Giuseppe Vitali, agricoltore 59enne di Coccaglio, si è fermato prima di portare a termine il piano criminale.

La confessione shock 

“Volevo ammazzarle e dare fuoco alla casa” ha detto l’uomo ai carabinieri che, perquisendo la villetta situata al civico 26 di via Fratelli Rosselli a Coccaglio, hanno trovato alcune taniche di benzina custodite in garage. Poi il 59enne si sarebbe chiuso nel silenzio: non una parola per tentare di spiegare le ragioni che lo hanno portato a colpire con un martello la moglie e la figlia. Per fortuna le due donne sono riuscite a salvarsi: entrambe sono ricoverate in prognosi riservata, ma non sono in pericolo di vita.


Una famiglia normale 

Una famiglia normale, raccontano i vicini di casa, svegliati nel cuore della notte dalla grida terrorizzate delle due donne. Nessuno avrebbe mai assistito a liti furibonde o sentito grida provenire dall'appartamento teatro della tentata strage. Dalle indagini non sarebbero emersi problemi di coppia tra marito e moglie, sposati da tempo, e nemmeno di salute.

L’attenzione di chi indaga si è quindi concentrata sulla situazione economica della famiglia: pare che il 59enne - arrestato con l’accusa di duplice tentato omicidio -  fosse in difficoltà a causa di alcuni debiti. Per l’agricoltore si sono aperte le porte del carcere, dove ora attende di esser ascoltato dal giudice per l’udienza di convalida dell’arresto.

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