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I dati shock dell’ASL: un bresciano su sette 'pippa' cocaina

Il 15% dei bresciani sarebbe consumatore saltuario o abituale di cocaina: un affare da 625mila euro al giorno. L'allarme dell'ASL per i cocainomani "socialmente inseriti": più di 100 nuovi casi ogni anno

Si comincia un paio di volte all’anno, magari nelle occasioni speciali: il Capodanno, il compleanno. Poi la ‘quota’ cresce periodicamente: compleanni degli amici, feste e vacanze. Fino a diventare un appuntamento fisso del weekend, poi quattro volte alla settimana, poi tutti i giorni. La strada già tracciata della cocaina anche secondo l’Asl di Brescia, che ha presentato dati e numeri su quella che anche a Brescia potrebbe essere una piaga sociale.

Ci sono i tossici, quelli che tutti vedono. Ma ci sono anche i cocainomani “socialmente inseriti”, gli insospettabili. E non ci sono farmaci, non ci sono calmanti: l’unico modo per fermarla è la psicoterapia, lunghe sessioni faccia a faccia con gli esperti, gli incontri di gruppo. Tanti riescono a concludere le ‘cure’, più dell’80%; in tanti poi ci ricascano, anche in poche settimane.

Nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 64 anni si stima che circa il 4.6% della popolazione l’abbia provata almeno una volta, la ‘coca’. E solo a Brescia si contano circa un centinaio di casi all’anno, e solo al centro clinico per cocainomani dell’Asl. In provincia, la quota dei consumatori abituali (o quasi) cresce fino al 15%, un bresciano su sette.

La maggioranza sono uomini, almeno quelli che si fanno ricoverare: poco meno del 90%. Cresce la fascia degli over 30, spesso è diplomato ma anche laureato. Spesso la usa per abitudine, prima di uscire la sera, appena rientrato dal lavoro. Per stare al passo, per allontanare ansie e preoccupazioni. La metà di loro sono colletti bianchi, ma anche quadri d’azienda o professionisti, imprenditori. Non mancano gli operai e gli artigiani: il 41% di loro è sposato o convive, il 37% ha già dei figli.

“La cocaina come l’ombra della nostra società – ha detto Lorenzo Pezzoli, caposervizio della Fondazione Ingrado di Lugano – specchio di un mondo in cui se chiedi aiuto vali meno, e devi sempre essere all’altezza”. “Non è più sballo, non è più evasione – ha scritto invece Fabio Berizzi, autore dell’inchiesta ‘La bamba’ – ormai è sostanza dopante, per reggere i ritmi della vita e del lavoro. Si comincia così, con una grammata. Ma che poi diventa una spesa quotidiana”.

E con la polvere bianca scorre un fiume di denaro: a Brescia e provincia, ma sono solo stime, si contano 26mila euro che vengono sniffati ogni ora. Circa 625mila euro al giorno, quasi 250 milioni all’anno.

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